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venerdì 30 novembre 2012

Il sostegno è un caos calmo

"L’errore massimo è fare questo lavoro, il lavoro dell’insegnante di sostegno, se non lo si ama.
Peggio, se lo si sopporta a fatica, se lo si odia. Se lo si fa con fastidio, sentendosi sminuiti.
Se si pensa che insegnare agli «handicappati», a «quelli che non capiscono», agli «sfortunati», sia qualcosa di frustrante e non il lavoro più meraviglioso che c’è. Se si pensa che si è costretti a farlo p

erché non c’è altro in giro da fare."






Il sostegno è un caos calmo
E io non cambio mestiere






Carlo Scataglini




domenica 4 novembre 2012

... Cresco e imparo imitando!




Io credo di insegnare poco con le mie parole ai bambini, credo che se questi imparano qualcosa sia grazie all'esempio... Credo che le parole passino alla svelta.. ma l'affetto, i gesti, lo sguardo, la passione, la curiosità e il modus vivendi che loro percepiscono non lo scorderanno mai...

Io cresco e imparo con ogni persona con cui mi rapporto … 

L’imitazione d’altronde è più alta forma di lusinga grazie a cui l’uomo prende il meglio e si evolve.
In meglio si spera …

sabato 13 ottobre 2012

. Lettera al ministro Profumo .

Ho letto questo post su di un blog e davvero non posso che condividere e sottoscrivere tutto quello che ha detto!
Leggete e diffondete, perchè chi pensa che le maestre abbiano un lavoro leggero solo perchè "lavorano 24 ore a settimana e hanno tante vacanze"... beh... non ne hanno mai conosciuta una davvero....
E forse anche il nostro Ministro non ha mai provato davvero cosa voglia dire insegnare... Dovrebbero mettere un'insegnante a fare il ministro dell'istruzione...  un'insegnante grondante di passione...

Lettera molto seria di una insegnante al Ministro Profumo

Egregio Signor Ministro,
ho letto come tutti la sua proposta di aumentare dall’anno prossimo a noi professori l’orario a 24 ore di docenza in classe. Gratis, naturalmente, nel senso che queste ore in più non saranno seguite da alcun aumento di stipendio. Ce lo chiede l’Europa, dice lei, per adeguarci agli standard degli altri paesi comunitari. E sarà vero, se Lei lo dice. Ma, da docente, non capisco perché, a questo punto, anche il mio stipendio non si dovrebbe adeguare a quello dei colleghi stranieri, che è notevolmente più alto.
Ma anche lasciando stare i soldi, Egregio Signor Ministro, a farmi star male è proprio tutto il tono delle interviste da Lei rilasciate sull’argomento, a cominciare da quel “Con gli insegnanti ci vuole il bastone e la carota” citato nell’incipit. A casa mia il bastone e la carota sono cose che si usano con gli asini. Se Lei per primo, signor Ministro, ha una così alta considerazione della nostra categoria da considerare gli insegnanti equiparabili ai somari, cominciamo bene.
Entrando però nello specifico del Suo provvedimento, ci sono parecchie cose che non mi tornano (del resto sono un asino, me l’ha cortesemente fatto capire Lei).
Per esempio mi sfugge come alzare per tutti a 24 ore la presenza in classe dovrebbe portare automaticamente un miglioramento della qualità dell’insegnamento. A scuola, e sono la prima a riconoscerlo, ci sono anche docenti che fanno poco o nulla. Ma non certo per una questione di orario. Ora poltriscono per 18 ore, fategliene fare 24, poltriranno per 24 in classe, esattamente allo stesso modo.
Chi invece si troverà nelle peste causa aumento dell’orario di docenza saranno quegli insegnanti che lavorano bene. Perché vede, Egregio Signor Ministro, da quanto si capisce queste ore in più, che farò gratis et amore dei, non saranno ore aggiuntive nelle mie classi. Fosse così, sarei anche contenta. Attualmente io alle medie ho 6 ore di italiano, 4 di storia e geografia. Vogliamo aumentare la qualità dell’insegnamento? Concedetemi di farne almeno 8 di Storia e Geografia e due in più di Italiano per classe. Potrei lavorare meglio, approfondire il programma, avere più tempo per i recuperi di chi rimane indietro e per fare esercitazioni.
No, quelle 6 ore in più serviranno ad ammollarmi un’altra classe da seguire, e risparmiare così i soldi dello stipendio di un collega. Il che vuole dire, Egregio Signor Ministro, che io già oggi, con le classi stipate di 27/30 alunni, ho circa 90 ragazzini da seguire con le mie 18 ore; con 24 ne avrò circa 120. non voglio neanche pensare ai colleghi di altre materie, tipo lingue. Secondo lei, facendo anche un mero conto a spanne, la qualità del mio insegnamento migliorerà?
No, peggiorerà. Perché adesso le ore a casa, nel pomeriggio, quelle che tutti credono dedicate al riposo, le passo a correggere pacchi di compiti, temi, test di grammatica: sono almeno quattro a quadrimestre, tacendo di quelli che assegno per casa e dei compitini di Storia e Geografia. E altro tempo lo spendo perché, pensi un po’, mi devo preparare le lezioni che tengo in classe: sono asina, che vuole, non sono capace di entrare alla mattina improvvisando. Ho bisogno, la sera prima, di prepararmi gli schemi, il materiale da consegnare, pensare a cosa dire perché poi ogni classe è diversa, e la lezione va impostata in modo differente.
Tutto questo, Egregio Signor Ministro, lo faccio oltre alle ore in cui sono in classe, ma è sempre lavoro. E sono costretta a farlo a casa non perché sono privilegiata, ma per un semplice motivo logistico: a scuola, dove è la mia sede di lavoro, non ho né un ufficio né una scrivania, e il computer che uso per trovare i materiali o crearli è quello che mi sono comprata con i miei soldi, perché la scuola non me lo dà.
Evidentemente ai tecnici del suo Ministero e a Lei tutto questo sfugge, perché pare che mi sia computato come “lavoro” solo il tempo che passo in classe, e tutto il resto non esista. Bene, ne prendo atto. Ma la conseguenza di tutto ciò è che, aumentandomi il tempo di docenza e il numero di alunni, avrò meno spazio per fare il resto. Il che vuole dire, Egregio Signor Ministro, che ridurrò giocoforza il numero di compiti scritti, riciclerò i materiali uguali per ogni classe senza personalizzarli. Finirò per lavorare di meno a casa e sicuramente peggio a scuola: non per cattiva volontà mia o per deliberata voglia di sabotare il Suo meraviglioso progetto, ma per forza di cose. Quindi il grande risultato della Sua idea non sarà, come dice, aumentare l’efficienza della scuola e la qualità, ma peggiorarla: chi non ha mai fatto un tubo continuerà a non fare nulla, chi invece riusciva bene o male a insegnare qualcosa, si vedrà costretto a ridurre quanto prima era sempre riuscito a fare, perché lo sforzo fisico di stare anche solo cinque ore di fila in classe con ragazzi adolescenti e preadolescenti, con i quali non ti puoi distrarre un attimo, si farà sentire.
Per cui, Egregio Signor Ministro, da docente che ogni giorno entra in classe, questo le volevo dire. Approvi pure il nostro aumento di ore di docenza, per altro passando a tutti il messaggio che noi insegnanti siamo degli scansafatiche privilegiati che fino ad oggi han lavorato poco. Avrà il plauso popolare e Le riuscirà di certo, perché la società, dopo anni di martellamento mediatico, ne è già convinta, e la applaudirà. Ma non gabelli questo taglio per uno strumento per aumentare la qualità della scuola, o migliorare l’efficienza di noi docenti. E’ solo l’ennesimo taglio imposto ad una categoria che al momento non ha la forza di opporsi, né i mezzi, perché non facciamo neppure un lavoro considerato socialmente fondamentale, come i tassisti, ad esempio. In fondo siamo solo quelli che formano le prossime generazioni: degli asini che meritano un po’ di bastone e manco la carota, ha ragione Lei.

mercoledì 10 ottobre 2012

Una come te

Una come te, se chiude gli occhi vede 
il mare, senza andar lontano. 
Una come te, ha una valigia per le 
scarpe, che sembra un aeroplano. 
Una come te, non si avvicina per ballare, 
guarda da lontano. 
Una come te, se corre inciampa ma non 
cade, chiede la tua mano. 
Una come te, per una rosa può morire, 
solo perché ancora non sa 
togliere le spine. Una come te, mi 
piace da morire! 
Una come te, un gatto sopra il letto 
e un uomo nudo ad aspettare. 
Una come te, il vento che le soffia 
dentro non la può spostare. 
Uno come me, non la può dimenticare… 
Una come te! 
Una come te, la porti al cinema d’estate, 
dorme sul finale. 
Una come te, sotto a un temporale… 
Una come te, come una rondine d’aprile 
vola solo quando ha un 
orizzonte da inseguire. Una come 
te, mi piace da morire! 
Una come te, un gatto sopra il letto 
e un uomo nudo ad aspettare. 
Una come te, il vento che le soffia 
dentro non la può spostare. 
Uno come me, non la può dimenticare… 
Una come te! 
E’ un pianoforte senza coda che suona 
in città, non vuole essere 
alla moda, la moda la fa! Quattro 
carte in una sola, si pente, si sposa 
ma poi s’innamora per sua vanità…. 
Una come te! Una come te! 
Una come te! Uno come me, non la 
può dimenticare… 
Una come te! Una come te! 
Una come te!



giovedì 4 ottobre 2012

Tremotino... chi è?


Non so voi, ma fino a poco tempo fa non sapevo nemmeno della sua esistenza.
Di chi parlo? Del personaggio delle fiabe Tremotino.
Per la prima volta l’ho conosciuto grazie alla Saga di Shrek, nell'ultimo film è addirittura tra i protagonisti ed è  il cattivo di turno.
Non è che li mi avesse attirato più di tanto eh? Poi l’ho ritrovato nella serie “C’era una volta”, interpretato da Robert Carlyle con tutta la sua perfidia. E allora mi sono chiesta: ma chi è questo Tremotino?
Personaggio di una fiaba dei fratelli Grimm, Tremotino (nome originale: Rumpelstilzchen) è uno gnomo che appare ad una fanciulla intenta a cercare un modo per filare la paglia trasformandola in oro. Suo padre, un mugnaio, era andato in giro a vantarsi di questa straordinaria capacità della figlia. Quando il re venne a conoscenza di tali prodigi la fece convocare e la rinchiuse in una stanza piena di paglia. Se non fosse riuscita nell’impresa sarebbe stata uccisa. Alla disperata ragazza appare appunto questo gnomo e le propone un accordo: avrebbe fatto lui il lavoro in cambio di qualcosa. Lei gli dona la sua collana, lo gnomo svolge il lavoro al suo posto. Il re decide di rinchiudere la ragazza in una stanza con ancora più paglia. L’accordo con lo gnomo si ripete e questa volta la merce di scambio è un anello. A questo punto la ragazza si trova a dover trasformare in oro una quantità di paglia ancora più grande, ma a lavoro compiuto potrà sposare il re. Lo gnomo si ripresenta, ma la ragazza non possiede più nessun gioiello. Lui vuole in cambio il suo primo figlio. L’accordo viene stipulato e la fanciulla diventa regina. Nato il primo figlio, lo gnomo si presenta per avere ciò che gli spetta. Ovviamente la regina è disperata. Lo gnomo si impietosisce e le concede un altro accordo: se avesse scoperto il suo nome entro tre giorni il precedente patto sarebbe stato spezzato. La fanciulla riesce a scoprire che si chiama Tremotino: un suo messaggero trova uno gnomo che canticchia una canzoncina nella quale dice esplicitamente di chiamarsi così e che avrà il figlio del re. Tremotino alla fine scompare (in alcune versioni addirittura si uccide).

Beh almeno un dubbio me lo sono tolto. E mi raccomando ricordatevi la lezione: mai stipulare un accordo con un certo Tremotino!

lunedì 17 settembre 2012

La passione delle Maestre


Maestri per sempre

Tratto da:
Avvenire
Articolo di:
Umberto Folena
Data:
6 Settembre 2012
Nota introduttiva:
In occasione dell’apertura dell’anno scolastico segnaliamo questo articolo del giornalista Umberto Folena uscito sul quotidiano Avvenire il 6 settembre 2012 i cui contenuti ci sono piaciuti.


Maestri per sempre
Un’aula luminosa è migliore di un’aula tenebrosa. Una classe di venti studenti è preferibile a una classe di trenta. Un istituto con un dirigente tutto per lui è una fortuna, un dirigente diviso tra mezza dozzina di istituti è una mezza sciagura. Un professore che segue la sua classe dal primo all’ultimo anno è decisamente augurabile, malaugurata è quella classe che avrà una grandinata di professori tutti di passaggio. Meglio avere fotocopiatrici funzionanti e dotate di carta; aule specializzate, palestre attrezzate. Meglio, molto meglio. Guai a sottovalutare i problemi strutturali che angustiano la scuola italiana. Ma all’inizio di un nuovo anno scolastico va ricordato che tutto, assolutamente tutto è vano se a mancare, a vacillare, a fallire è la componente decisiva, la sola che può rendere memorabile, fondamentale, indimenticabile un’esperienza scolastica: gli insegnanti, che d’ora in poi chiameremo semplicemente maestri, in senso proprio e in senso lato. Se il maestro c’è, ed è vivo, anche una scuola fatiscente può diventare una reggia. Ma se il maestro è assente, anche una reggia diventa fredda e vuota, inodore e insapore. La scuola italiana ha bisogno di tantissime cose. Ma la prima, quella assolutamente indispensabile, sono i maestri. È una verità solare, eppure mai abbastanza ricordata. La persona è importante ovunque: in fabbrica, in ufficio, nei servizi… ma nella scuola conta per il novanta per cento – a spanne – nella riuscita dell’«impresa educativa».
Chi è un «maestro vivo»? Un alunno di 7 anni descrisse così le sue maestre: «Sono degli zombi». L’espressione, che fa sorridere, purtroppo era tanto plastica quanto reale. Maestre senza alcuna passione, senza calore, senza vita. Forse preparatissime, ma del tutto incapaci di trasmettere il gusto di apprendere, il piacere di sapere e di crescere. Maestre a cui mai un bambino avrebbe fatto un confidenza, e che mai ricorderà con gratitudine e affetto.
La grande maggioranza degli studenti, oggi, è disposta a dare molto, perfino tutto. Ma soltanto a chi, a sua volta, dia tutto a loro. A maestri veri, che conoscono la materia ma la sanno anche insegnare; che considerano gli studenti persone, non numeri; persone con cui entrare in comunicazione. Sono esigenti, i ragazzi, almeno quanto i più esigenti tra i professori. I loro giudizi sui professori zombi, i «maestri mancati», sono impietosi. Studenti si alzano in piedi e chiedono, con educata sfrontatezza: «Professore, quando si deciderà a insegnarci qualcosa?». È davvero accaduto in un liceo del Nordest. Una delle tante loro provocazioni che mettono a nudo i maestri. Non si finge, in classe. Se non hai passione, se dai il minimo, se tiri a campare, se ne accorgono tutti, e ti giudicano, e ti liquidano. Non dai niente? Per me non sei niente. E nessuna traccia lascerai nella mia memoria.
Ai maestri – piaccia loro o no – bisogna dire: niente alibi, la scuola siete innanzitutto voi: esigete molto dai vostri studenti, ma solo se siete disposti a dare loro tutto. E agli studenti va detto: esigete moltissimo dai vostri maestri, ma solo se siete disposti a dare altrettanto. Una scuola memorabile nasce e vive e cresce su questo patto. E per tutti gli adulti, infine, valga quanto un maestro – professore, genitore, artista – come Roberto Vecchioni canta nella sua canzone-invettiva Comici spaventati guerrieri: «I ragazzi nascondono lacrime sospese / come gatte gelose dei figli / hanno un bagaglio di speranze deluse / come onde che s’infrangono sugli scogli». Quelle lacrime vanno fatte affiorare, perché possano asciugarsi; e quelle speranze vanno alimentate e fatte fiorire. «E vorrebbero amare / domani come ieri», conclude Vecchioni. La scuola dei veri maestri e dei ragazzi «guerrieri» è un atto d’amore: amore per se stessi, amore per il sapere, amore per gli altri.

lunedì 3 settembre 2012

Augurio

Un altro anno e ricominciato...
Se è vero il detto " chi ben comincia è a metà dell'opera" io sono fregata.
Mettiamola cosi.... Ma tralasciamo ....

Cmq non scriverò di questo, Voglio postare invece due rime che ho scritto cosi, di getto ...
Pensando a me e a chi mi sta accanto ...


L'augurio


Come riuscire non pensare al domani?
L’oggi scivola come sabbia dalla mani.
Ma v’è una ricetta per ingannare l’attesa
prima regola: che l’anima sia sempre tesa!


La vita riserva davvero spiacevoli sorprese
e le iridi dalle lacrime vengon punte, offese;
Ma se dopo la caduta dell’Amaro gocciolone
si sorride di cuore, tutto prende un altro colore!


Bisogna imparare ad apprezzare le fortune
dimenticando i torti e le profonde lacune,
Sarebbe meglio saper scindere gli eventi 
per poter sorridere con i bianchi denti.


Insomma, non pensare a ciò che non va
porterà sicuramente una grande positività,
Ogni calamita è dotata di due poli opposti
sta a noi attirare ciò che ci siam proposti!


Poi, serve sicuramente circondarsi d’Amici
per passare con loro momenti davvero felici.
Certo non quelli che ti cercano all’occorrenza,
ma coloro per cui la tua presenza è un’esigenza!


Lasciare sciolti i pensieri, liberare la Mente
impegnarsi in qualcosa che assorba totalmente.
Ridere, scherzare aiuta a sciogliere le tensioni
e a svolger, cosi al meglio, le proprie mansioni!

giovedì 30 agosto 2012

Per il battesimo di Edo!


E’ nato.

… ora è come una pagina tutta bianca
ma di scrivere la sua gioia già non manca.

… col viso ricolmo d’Anima ed Amore
dipingerà un mondo di allegro colore.

… originale, unico e assai particolare,
si fa sentire subito per non capitolare!

E’ sangue e carne della vostra stessa carne,
ma non è il Vostro sangue e la Vostra carne.
E’ figlio della Vostra sete e fame di Vita
con Lui essa continuerà; mai sarà finita!


Instillate in Lui l’Amore ma non i pensieri,
quelli dovrà formarseli da solo, sinceri!
Offrite Rifugio solamente al suo corpo
senza imprigionare l’anima nel carpo.


Siate per il Pargolo come un arco teso
Lui freccia viva, dal Vostro braccio steso
Che possa essere scoccato sicuro in avanti
verso un futuro in cui fare passi da giganti.


Il nuovo arrivato ha bisogno di poche cose:
esser teso, vibrante, verso cose grandiose,
come una freccia, esser libero di scoccare
grazie alla fermezza dell’arco da lasciare!


domenica 26 agosto 2012

E' partito ancora in esplorazione del cielo



Era una notte di ormai 43 anni fa, quando tre astronauti americani misero per primi il piede sul suolo lunare, e oggi vorrei ricordare uno di quei tre ardimentosi pionieri che compirono l'impresa.
Infatti oggi, all'età di 82 anni, se ne è andato Neil Armstrong.Sua è, e lo sarà per sempre, la prima impronta umana ad essere impressa sul suolo lunare.
Sue sono state le parole:" E' un piccolo passo per l'uomo,ma un grande salto per l'Umanità"
Da oggi la Luna è un pò più sola, anche se mi piace pensarlo già là, seduto nel Mare della Tranquillità che ci guarda e ci sorride;
Un saluto a Lui che ha saputo dimostrare a tutti che non esistono limiti, basta volerlo e le cose si realizzano.
Ciao Neil e grazie per il coraggio che hai messo in quella passeggiatina di una quindicina di minuti, per  lo stupore e la bellezza che quel volteggiare saltellante ha creato nell'umanità.
Grazie per quei "piccoli passi" che hanno reso grande il Cuore dell'uomo.
 
Non ti auguro che la terra ti sia lieve, ma che il cielo ti sia immenso

Avevi già esplorato la Luna, ma non ti bastava eh?
Ora sei partito per un altro Viaggio, alla scoperta del cielo.
In bocca al lupo per altri "piccoli passi" che solo tu sai rendere cosi spattacolari!

NB: Non me ne frega niente di tutte le supposizioni che magari, forse, è possibile che l'uomo non sia mai arrivato sulla Luna ma che sia stata tutta solo montatura. Non m'importa!
Fosse stata anche tutta una messa in scena... beh, sulla Luna l'intera umanità, quel 20 Luglio 1969, ci è arrivata col Cuore!

giovedì 23 agosto 2012

Un dono tanto apprezzato! ^^


"si infila di soppiatto nella stanza della Bardina; arriccia il naso alla vista di tutti quei fiori e al loro profumo, poi sogghigna e si stropiccia le mani: non c'è nessuno e tutto lascia pensare che lo scherzo che sta per fare avrà il suo effetto...Lascia sul letto un cofanetto in bella vista, accanto una pergamena arrotolata e chiusa da un nastrino rosso. Ma la cosa strana è quel che si legge in un biglietto: "Scherzo". Nient'altro."


Conosco una Bardina,
ma chi non la conosce;
è alta quattro spanne,
l'umore ti addolcisce;
sa fare in rima un dolce
con mille e due ingredienti,
un tocco di vaniglia ed ecco tutto l'occorrente:


un poco di farina
e quattro o cinque uova,
di zucchero montagna ed ecco fatta già l'alcova;
un po' di sultanina,
tre gocce di cannella
che strabiliante tocco da quel Bardo in gonnella.


Quando l'ho conosciuta
sembrava piccolina
per quello che appariva a lei come un gigante;
di questo si cantava
da sera alla mattina
fin quando mi ha svegliato con qualcosa di fragrante.


Ama, ama...il preparar biscotti,
n'è piena la cucina puoi trovarne di ben cotti;
ama, ama...offrirli in ogni dove
accompagnando fiumi di risate e di parole.


C'è stato un tempo andato
che fu mia precettrice,
dolcissime le rime
di mia accompagnatrice;
il tempo ch'è passato
per lei sol s'è fermato:
in quel suo viso dolce non c'è nulla di cambiato.


Ed or l'ho ritrovata
fra rime sue e fornelli,
tra versi improvvisati un poco pazzarelli;
Bardina che t'incanta
con i suoi modi audaci
il regalar di dolci: le offerte più procaci.


Ama, ama...il preparar biscotti
n'è piena la cucina puoi trovarne di ben cotti;
ama, ama...offrirli in ogni dove
accompagnando fiumi di risate e di parole.


Amo, amo tutto quel preparare
quei dolci accompagnati
da rime col sorriso;
amo, amo il suo saper amare:
ti riempie di dolcezze e ti porta in paradiso.

Lovefeeling




La melodia è quella di "una su un milione" di Alex Britti...

Ma le parole sono di un caro amico Bardo di Dreamalot...
Che spettacolo! Ho indovinato la melodia ancor prima di sentirla!
le parole di adattano alla perfezione e descrivono proprio la mia Bardina *-*
Grazie.. un pensiero davvero davvero dolce e gradito! *_*

PS: se cliccate sul titolo della canzone, partirà la base midi e vedrete che riuscirete a cantarla pure voi! Provate!