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mercoledì 28 settembre 2011

Alla ricerca del Ben-essere



AVERE UNA CURA EDUCATIVA IMPLICA ANCHE OCCUPARSI DEL BEN-ESSERE
DI CHI ABBIAMO DI FRONTE




Scrive Enzo Bianchi


“ Ciascuno di noi ha bisogno di qualcuno che creda in lui: all’inizio i genitori e quanti ci sono vicini,
poi chi decide di vivere assieme a noi e dopo ancora i nostri figlio . . .
Avere qualcuno che crede in noi è determinante per riuscire a trovare un senso nella vita.
Un uomo, una donna cui nessuno abbia mai dato fiducia finisce per non credere neppure
più in se stesso e la sua umanizzazione resta così precaria e gravemente minacciata”






Penso che uno dei luoghi  in cui si ha più il diritto di costruire la propria fiducia è la scuola, spazio fisico e temporale  in cui si acquistano i primi rudimenti dell’arduo mestiere della vita.
Nella scuola la cura educativa assume una connotazione centrale per crescita della persona: imparare a vivere è come imparare un mestiere . . .  si va “ a bottega” da maestri artigiani che sono co- costruttori di senso, sentimento, relazione, affettività, normatività, conoscenza e sapere.
Dare qualità e dignità umana all'esistenza personale, tessere i fili della propria esistenza, avere il senso della propria positività e dei propri limìti, sapersi aprire con fiducia agli altri, impegnarsi per costruire qualcosa che vale, è fondamentale per educarsi ed educare .
la prima via dell'educazione è quella che passa attraverso il "buon clima" familiare e comunitario; attraverso quella che da sempre si dice "testimonianza personale" o tradizionalmente il "buon esempio". Vivendo bene, come individui, come coppia, come comunità, si educa: quasi "respirando" e facendo respirare "vita buona". Si educa con una vita ed un comportamento coraggioso, pur nelle difficoltà e nell'incertezza, giocando sul positivo, sul preventivo, sul preparato: ispirando fiducia, sicurezza, apertura (cose che costituiscono la "piattaforma comunicativa" di ogni intervento educativo).
In quanto  comunità educante, la scuola dovrebbe generare  una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi, essendo  anche in grado di  promuovere la  condivisione di quei valori che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità vera e viva.
La scuola affianca al compito dell’insegnare ed apprendere quello dell’insegnare a ben- essere.





domenica 25 settembre 2011

Le Maldive in Italia: luoghi paradisiaci!

Parliamoci chiaro, a chi non piacerebbe andare alle Maldive?
Tutti sognano di andarci almeno una volta nella vita!!!!
Purtroppo quando il cittadino qualunque decide di recarsi in agenzia per dare un occhio a prezzi, beh, l'occhio gli cade e striscia anche solo sul vetro della vetrina, lasciando una scia che arriva fino a terra e torna a casa con una mano sulla tasca dei pantaloni dietro, perchè sentendosi il portafoglio troppo leggero teme che questo voli via . . . 
Ma noi abbiamo la fortuna ( in senso territoriale) di abitare in Italia: un paese con paesaggi meravigliosi ancora da scoprire e valorizzare! Ora vi dimostro perchè.
Ieri leggiucchiando qua e là ho trovato molti posti in Italia che anche solo a guardar le foto, potrebbero fare un baffo alle sopracitate isole! E i prezzi chiaramente non NETTAMENTE inferiori e più alla portata anche del portafoglio di un'operaio!! Qualità a un prezzo umano!!!!
Date un occhio e poi ditemi, andando in uno di questi piccoli scorci di paradiso, non vi sentireste un po' alla Maldive?

Spiaggia di Torre Salsa ( Agrigento)



Spiaggia di Acciaroli ( Campania)


Oasi di Vendicari ( Siracusa, Sicilia)


Capo Bruzzano ( Calabria )


Dune Piscinas ( Sardegna )


Golfo di Baratti ( Toscana )


Capo feto ( Sicilia )


Torre Guaceto ( Puglia )

Costa Teatrina ( Chieti )



Ora ditemi voi . . . Non sembrano paradisi a portata di mano ( e di portafoglio ) ????















venerdì 23 settembre 2011

Tutte le classi prime di Novara al Palazzetto "Stefano dal Lago"



Questa mattina io e la mia collega abbiamo portato i bambini di prima al palazzetto dello sport per ritirare il diario dello sportivo :)
Sembrava iniziativa molto carina alla quale avrebbero partecipato anche sportivi di spicco.
Bene. Raccogliamo 17 piccoli futuri votanti e li portiamo al palazzetto, dove il sindaco con due assessori ( allo sport e alla cultura) li accolgono con un bel discorso su quanto sia importante lo sport e su quanto ci tengano a loro che saranno il nostro futuro. Bene.
Durante l’arco della mattina sono intervenuti anche :
_ Il Presidente del coni
_ Cosimo Pinto, novarese che ha vinto ben 4 medaglie d’oro alle olimpiadi negli anni 50\60   
   (http://it.wikipedia.org/wiki/Cosimo_Pinto)
_ Paolo Milanoli, Alessandrino che ha vinto 4 medaglie d’oro alle olimpiadi negli anni 90/2000
   (http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Milanoli)
_ 2 Giocatori del Novara Calcio: Riccardo Meggiorini e Santiago Garcia
_ 3 Giocatori del baseball novarese: Palombelli , Franchini e il terzo mi sfugge il cognome ( spero che siano
   giusti perché non me ne intendo :P )
_  Il presidente del tennis tavolo
_ 2 giocatrici dell’Asystel volley novara: Marta Bechis e Laura Frigo
_ Il mago Magicus

Chicco, mascotte del Coni Novara


Ora, tenendo conto che erano presenti tutti i bambini delle prime di Novara, quindi alunni tra i 5 e i 6 anni, che hanno dovuto star seduti dalle 9.00 alle 11.00 ad ascoltare tutti questi gentili signori . . . 
secondo voi, di chi è stato l’intervento più gradito?

Se si propongono  iniziative PER I BAMBINI, bisognerebbe anche strutturarle e pensarle PER I BAMBINI!!

Tutto qui. Io ho trovato l’incontro interessante, ma credo che i bambi abbiano vagato con la fantasia ( come suggeriva il mago Magicus) e fatto scorta di chiacchere.



giovedì 22 settembre 2011

Tristezza che passerà . . .






Oggi mi attanaglia una grande e intima tristezza . . . 





Ma come dice Max "Me la caverò, proprio come ho sempre fatto: con le gambe ammortizzando il botto,
poi mi rialzerò, ammaccato non distrutto . . .ci saranno sere in cui starò per cedere ma poi col tuo aiuto tutto passerà . . . piano piano tutto passerà..."



martedì 20 settembre 2011

Che tempo fa? Con Luciana Littizzetto pioggia di risate!



E' tornata ed è più in forma che mai!!! Grande Lucianina!!!!!


La nuova stagione di Che tempo che fa è stata inaugurata ieri dal confermato trio Fazio-Littizzetto-Lagerback, pronto ad un nuovo autunno-inverno su Rai3, dopo le tormentate vicende sulla riconferma del conduttore e del programma stesso. A concludere le interviste di Fazio, non poteva mancare la simpatica riflessione sui fatti della settimana della mitica Luciana Littizzetto: la nascita della piccola Mia Facchinetti, il lato b della Merkel, il dito medio di Bossi con il polso rotto e la “Arcuri santa” sono stati gli argomenti clou dell’intervento della comica, come al solito super informata sull’attualità italiana, sul chiacchiericcio nazionale e anche d’oltralpe.

Arrivata in studio, Lucianina ha condiviso con il pubblico il pensiero di Fabio Fazio rimasto in studio per tutta l’estate, incapace a lasciare la sua poltrona: alle solite battutine sul povero Fazio attempato e poco al passo coi tempi, la Littizzetto ha aggiunto una sua alta riflessione su un personaggio discusso dell’ultimo periodo. La neo mamma Alessia Marcuzzi ha partorito Mia dopo 20 minuti di travaglio, secondo l’informatissima comica, che ora si chiede “ma è stato il bifidus? forse ovunque vede gonfiore non perde tempo a eliminarlo”, XD insomma un modo bizzarro per ricordare il lieto evento di casa Facchinetti. Non è mancata durante la serata una pungente battutina dell’attrice nei confronti della cancelliera tedesca, anche lei con qualche “gonfiore”.

Il riferimento all’importante personalità politica europea ha lanciato la riflessione sù ”l’Italia, vergogna di tutti”, con il riferimento all’infelice espressione del premier sul paese che governa e sull’indignazione suscitata nei paesi di UE e dintorni per le tristi vicende ambientate nel Bel Paese. “Gli unici che non si vergognano siamo noi”, ha concluso la Littizzetto con tragica ironia, una riflessione non felice su italiani e italiane, subito stemperata con la notizia di Umberto Bossi che sta meglio con il suo polso rotto, visto il recente saluto con tanto di dito medio. Con tale gesto il senatur ha sancito il debutto in politica del figlio Libertà Bossi, un altro fedele leghista votato alla politica, dopo il Trota. ( tra l'altro... ma che cavolo di nomi da ai suoi figli??? Anche su questo Lucianina ha dato il meglio di se!!!! XD Mitica!!!)

L’approdo in “società” del giovane arriva in un momento delicato per il governo, impegnato nel varare la manovra finanziaria, atta anche a tirare le redini dell’annunciata crisi. La Littizzetto si è soffermata sul punto della manovra che prevede la cancellazione delle province, giudicando inutile la legge se la sua attuazione è prevista tra soli dieci anni e poi “bisogna vedere se l’Italia esiste, tra 10 anni”. Un Italia i cui parlamentari, 600 onorevoli e 1000 e più parenti di questi, godono della copertura sanitaria grazie a noi italiani, che secondo un calcolo darebbero 6000 euro annui ad ogni parlamentare per cure odontoiatriche e di varia natura medica. “Già pago il ticket 25 euro, devo pure pagare la dentiera a Buttiglione” ha scherzato, in maniera leggermente adirata, la Littizzetto, che chiede gentilmente agli italiani di votare rappresentanti più gagliardi e non gracilini, ovviamente con massiccia dose di sarcasmo!!!

La comica, infine, non ha risparmiato ilari stoccate in merito al caso Tarantini, come la geniale trovata di adattare lo scioglilingua dei trentini che entrarono a Trento, che diventano “i Tarantini che entrarono a casa di Berlusconi”, ma c’è qualcuna che ha detto no al “demonio”, come definisce la Littizzetto il premier e l’eroina in questione è Manuela Arcuri. La comica chiede espressamente la santificazione della soubrette, che di certo non ha problemi di “donazione”, ma a qualcuno ha detto no! Santa Manuela Arcuri per la Littizzetto, perchè la sua Iolanda è furba, una IOFU insomma.


Ditemi se non è mitica??? :) Che bello... é tornata!! :)
Per chi non ha riso in diretta domenica sera, il video sopra saprà donare 15 minuti di ridente verità! :)

lunedì 19 settembre 2011

L'amico immaginario come viene se ne va, lasciando però effetti positivi!



Oggi a scuola sono rimasta colpita e abbastanza spiazzata quando un bimbo mi dice “ maestra ti presento il mio amico immaginario George!”. Momento di panico, un bel respiro e poi via che si affronta la situazione come meglio si può. Ho cercato per tutta la lezione di utilizzare George come stimolo all’attenzione del bambino, non dandogli troppo importanza in altre occasioni: durante un compito in cui la sua attenzione era discontinua, ad esempio,proponevo a G. “Ma George ha capito? Gli facciamo vedere come si fa?” e cosi G. tornava a lavorare . . .
Tornata a casa però ho sentito la necessità di documentarmi sul tema “ amico immaginario” e ho trovato informazioni molto interessanti che sono sicura potranno essere d’aiuto anche ad altri :)



“La creazione di un amico immaginario non è un comportamento patologico, ma favorisce l'arricchimento della vita personale del bambino” dice la psicologa americana Marjorie Taylor.

L’amico immaginario, è una creazione positiva dell’immaginazione dei bambini, è una cosa molto comune ed è un gioco. I bambini creano un compagno di giochi fittizio per portare fuori da se tutte quelle emozioni, tensioni e preoccupazioni che possono far parte della vita di tutti i giorni. Certo immaginarsi un amico che fa tutto quello che diciamo noi, che ci consola e che non rivela a nessuno le nostre preoccupazioni, può essere utile. Questa è una fase tipica che attraversano molti bambini, spesso l’amico immaginario si presenta quando l’ambiente attorno al bambino subisce un cambiamento o quando per svariate cause il bambino si trova a restare più frequentemente da solo. L’amico immaginario può assumere nella mente del bambino le caratteristiche delle persone di cui sente la mancanza. Se per esempio la mamma ( o il papà) per motivi lavorativi è costretta/o a rientrare più tardi a casa, il bambino può sentirsi solo e cercare così conforto nell’immaginazione, ed ecco l’amico immaginario. Questo discorso vale per qualsiasi figura importante nella vita del bambino, dai genitori agli amici , nonni ecc…


Nel suo libro "I compagni immaginari e i bambini che li creano" la psicologa americana Marjorie Taylor mostra, attraverso numerosissime ricerche longitudinali (ossia che hanno seguito gruppi di bambini per un certo periodo di anni), non solo che la creazione di compagni immaginari non è un comportamento patologico, ma anche che è un comportamento che favorisce l'arricchimento della vita personale del bambino.
Infatti, i bambini che hanno avuto, per un certo numero di anni, un compagno immaginario vengono coinvolti in giochi di ruolo piuttosto complessi e il coinvolgimento in giochi di ruolo è risultato positivamente correlato allo sviluppo di comprensione sociale ossia la capacità di assumere la prospettiva di un altro.
Non solo. I bambini con un amico immaginario sono risultati meno timidi, con maggiori capacità comunicative e capaci di mettere in atto soluzioni alternative a situazioni note e non. I compagni immaginari possono essere di due tipi: quelli che hanno come base un giocattolo o un pupazzo che il bambino ha (e la funzione è molto diversa da quella dell'oggetto transizionale che funge da sicurezza in momenti di separazione o lontananza dal genitore) e quelli inventati. Fra i compagni immaginari inventati, i più frequenti sono bambini della stessa età e dello stesso sesso ma magari con caratteristiche o poteri speciali, animali magici, o supereroi.



L’amico invisibile può “nascere” più o meno tra i tre ed i cinque anni (ovviamente con tutte le eccezioni possibili sia in difetto che in eccesso) e viene partorito dall’immaginazione di circa due terzi dei bambini, in particolare primogeniti.
Tutta la letteratura psicologica è concorde nell’affermare che la creazione dell’amico immaginario non solo non è preoccupante, ma è indice di un’ottima capacità di reazione e di adattamento del bambino.
Ma reazione e adattamento a cosa?
Può essere un modo di adattarsi ad un cambiamento: può spuntare fuori in occasione della nascita di un fratellino, o di un trasloco, o del cambiamento di scuola o magari soltanto del mutamento di orari lavorativi di un genitore che possono cambiare alcune abitudini.
Ma può essere anche del tutto svincolato da queste motivazioni e nascere soltanto come modo, molto costruttivo, per affrontare i momenti noiosi o faticosi della giornata.
In entrambe i casi il bambino che crea l’amichetto immaginario è davvero in gamba! Invece di buttarsi giù o farsi stressare dal cambiamento o dalla noia, se ne sta in compagnia dell’amico perfetto: quello che lo rassicura o che lo stimola, quello che gli assomiglia o che è completamente diverso da lui ed anzi è come lui vorrebbe essere (il nostro era più grande e socievole!!).

Insomma, il bambino che ha un amico immaginario è un tipo che non si perde d’animo!
Una caratteristica comune a tutti gli amici immaginari è che non hanno mai una casa ed una famiglia a cui tornare, non hanno orari: sono, cioè, estremamente DISPONIBILI.
L’amico immaginario resta un’esperienza legata al mondo del
 gioco e per questo non va nè deriso, nè enfatizzato.
Deridere il bambino o cercare di fargli capire che sta parlando con il muro è del tutto fuori luogo: lui sa benissimo che l’amichetto non esiste, ma per lui il gioco resta una cosa seria!
Enfatizzare, al contrario, l’esistenza del compagno di giochi, per esempio apparecchiando a tavola anche per lui, è altrettanto fuori luogo: è un’invadenza di un territorio non nostro.
Un bel giorno, così, all’improvviso, l’amico invisibile se ne andrà… Quando non ci sarà più bisogno di lui, si lasceranno così, senza rancore!



Nella mia ricerca sono incappata anche in una pagine di Nonciclopedia e ho deciso di segnalarvela . . . L’ho trovata meno pungente rispetto ad altre pagine che mi è capitato di leggere ma alla fine fare due risate non fa mai male!!! Leggete leggete!!
Eccovela qua :)
http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Amico_immaginario

E VOI? AVETE MAI AVUTO UN AMICO IMMAGINARIO?? 


sabato 17 settembre 2011

L'alfabeto divertente




A è un anatroccolo che non sa volare
B è una banana ancora da sbucciare
C è una chitarra suonata con amore
D è il desiderio che sento in fondo al cuore



E è l’emozione dopo lo sgomento
F è una farfalla che vola con il vento
G è un gelato al gusto di vaniglia
H è il suono che fa una conchiglia


I immaginare tante cose belle
L è la luna che brilla tra le stelle
M è il momento più bello della vita
N è la forza per dir non è finita

O è un orsacchiotto per giocare insieme
P è la paura di volersi bene
Q è un quadrifoglio trovato per la via
R è la rosa più bella che ci sia

S è il sogno che voglio realizzare
T è il tesoro che ognuno vuol trovare
U è l’ulivo colore dell’argento
V cosa può essere se non il vento

Ne rimane una ultima tra tante
ma tra tutte quante è la più importante
Z come zucchero da dare al bimbo mio
zucchero e il bene che ti voglio io


venerdì 16 settembre 2011

Ad ogni bambino regalerei le ali . . .

Una cara amica dell'università mi ha segnalato via mail queste parole, che ho trovato profonde e interessanti, quindi ho deciso di condividerle con tutti voi che leggete i miei pensieri!!
Ringrazio Elena per la costanza che ha di leggermi e per aver pensato a me leggendo queste poche righe :)





“Ad un bambino regalerei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare!”

Questa bella frase è dello scrittore colombiano Gabriel Garcìa Màrquez, Nobel 1982 della letteratura.
Mi sembra una bella rappresentazione dell’educazione, della missione e della funzione dell’adulto accanto al piccolo, della presenza discreta ed efficace del genitore e del maestro o della guida religiosa.

E’ necessario offrire al bambino non solo cibo, vestiti, cure esterne; è indispensabile far crescere in lui il respiro della vita, aprirlo ai sogni, alla bellezza, all’infinito, all’amore. Sono queste le ali che devono sollevare la sua esistenza dal mero orizzonte fisiologico.

Ma, dopo aver insegnato al bambino le modalità del volo, bisogna che egli stesso s’impegni, con le sue energie, la sua libertà, la sua coscienza, a crescere e percorrere le vie della vita. Non lo si deve portare sempre in bracciorendendolo inerte, anche se non bisogna abbandonarlo nella solitudine assoluta. Il filosofo ottocentesco Soren Kierkegaard, meditando sulla prova di Abramo nel sacrificio di Isacco, vedeva nel racconto biblico una parabola dell’esperienza di fede e la comparava a un uso orientale.
La madre, quando deve staccare da sé il figlio perché viva come persona libera, si tinge di nero il seno così che il bimbo non vi si attacchi. Il piccolo crede che la madre lo rifiuti e, invece, quel momento è il segno più alto dell’amore vero, quello che genera un uomo libero.

(da “Mattutino” di G. Franco Ravasi)


mercoledì 14 settembre 2011

Didattica speciale per l'integrazione




La didattica speciale dell’integrazione e i bisogni educativi speciali
«Un’integrazione di qualità ha bisogno di una didattica di qualità. La didattica è l’insegnamento, cioè le prassi che pervadono l’ambiente scuola, sia in verticale che in orizzontale, con i docenti e tra gli alunni.
La didattica è la normalità dell’operare finalizzato allo sviluppo di capacità e competenze utili, nel contesto di una relazione di aiuto profonda e significativa con chi apprende.
La didattica è anche puntare a un obiettivo di crescita, avere a cuore lo sviluppo dell’alunno, programmare, agire e valutare (anche severamente) la propria azione didattica e le azioni di chi apprende. Si fa didattica quando si insegna letteratura italiana o calcolo frazionario, quando si lavora nell’educazione socio-affettiva, quando si insegna a collaborare, a soffiarsi il naso, a prendersi cura del materiale didattico, a rispondere con lo sguardo al proprio nome, e in tanti altri modi».
(D. Ianes, Didattica speciale per l’integrazione. Un insegnamento sensibile alle differenze, Erickson, Gardolo (TN) 2005 – II edizione)

L’integrazione di qualità passa attraverso la qualificazione della didattica: la didattica quotidiana è sempre speciale, nella misura in cui ogni individuo ha dei bisogni speciali!!!


Prima di tutto bisogna imparare a chiamare con il nome giusto le cose:
Menomazione : Esteriorizzazione di uno statopatologico (conseguenza diretta della patologia).
Disabilità: Oggettivazione della menomazione (restrizione o carenza della capacità di compiere un’attività di base nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano).
Handicap: Socializzazione del deficit (condizione di svantaggio vissuta in conseguenza di una menomazione o di una disabilità).

Quindi
• Non più «disabilità» ma «limitazioni delle attività personali».
• Non più «handicap» o «svantaggio esistenziale» ma «diversa partecipazione sociale».
• La persona non è più vista in rapporto al suo deficit funzionale e sociale, ma è rapportata al concetto di salute

Principi fondamentali per la qualità dell’integrazione scolastica:
1. insegnamento individualizzato;
2. adeguata programmazione pedagogica;
3. razionalità del programma didattico;
4. accoglienza da parte della classe;
5. facilitazione delle attività didattiche.


martedì 13 settembre 2011

L'inizio della scuola per la maestra!

E' iniziata la scuola! :D Quante emozioni nuove!!! Devo ancora un po' metabolizzarle ma l'impatto è stato davvero supercalifragilistichespiralidoso!!!! ( anche se la secondo giorno già ho sostituito una collega non ancora nominata!! Olè! )
Mi è capitato di trovare delle filastrocche carine per l'inizio della scuola e non resisto! Le posto qui :)




Primo giorno di scuola

 
Ecco vedi il tempo vola
ed ancora siamo a scuola.
Apri il libro ed il quaderno
prendi il foglio ed il pennello.
Dipingi i giorni di allegri colori,
di grida vivaci i nuovi rumori.
D'imparare si ben lieto
studia tutto l'alfabeto,
con i numeri e la storia
la poesia tutta a memoria.
Lo studio poi sarà giocoso
se avrai sempre un bel sorriso!

Cosa mi serve
Questa mattina nello zainetto
sai tu che cosa ci metto?
Non i quaderni e l'astuccio firmato,
né per merenda, il cioccolato.
Prova a guardare con attenzione,
vi troverai forse un pallone?
Quel che mi serve per questa avventura
sarà per te novità sicura:
un fascio lucente di FANTASIA,
un pizzico o più di ALLEGRIA,
tanta AMICIZIA da regalare
e tanta VOGLIA di IMPARARE!