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venerdì 11 maggio 2012

Articoli in rima!



Gli articoli
Oh, gli ARTICOLI: le belle e operose particelle;
quando ai nomi le premetti sono come i chirichetti
ed i nomi accompagnati meglio son determinati!
Vuoi vederli? Eccoli qua! Singolare: IL, LO e LA,
ve ne sono poi altri tre, al plurale: I, GLI e LE
scrivi quindi il professore, la fontana, lo scultore
e al plurale i professori, le fontane, gli scultori!
Ecco qua sei scolaretti pronti a fare i chirichetti
per poter un po’ giocare e gli articoli imparare
or cantate intorno a me: il, lo, la, i, gli, le.

La è articolo gentile, per il nome femminile
e sbagliare non puoi mai, altro articolo non hai
che a tal genere conviene, perciò LA va sempre bene!
Metti LE poi al plurale, la cicala, le cicale.
Per maschili hai IL e LO, ora di essi ti dirò
qual dovrai adoperare, senza paura di sbagliare:
quando il nome ha l’iniziale ESSE impura o una vocale
o se ZETA ci vedrai, sempre LO tu metterai
per esempio lo zampino, l’orologio, lo stanzino
al plurale  GLI zampini, gli orologi, gli stanzini.
Se poi vedi l’iniziale consonante e non vocale
metti un IL bello e pulito, ed il nome è ben servito!
Così scrivi il canarino, il pavone ed il tacchino,
al plurale i canarini, i pavoni ed i tacchini!
Se lo zero non dirai, certamente zero avrai,
dice Andrea: “Voglio provare che adesso li so usare:
l’ortolano, lo studente, lo scolaro ed il serpente,
lo zucchero e lo spillo, il leone e il coccodrillo
poi lo zio ed ho finito, vedi ben che l’ho capito”.

Altri articoli son questi, ma più semplici e modesti
UN ed UNO son maschili, UNA è sol per il femminile.
Tre soltanto, meno male, e neppure hanno il plurale
or li adopero: uno sciocco, una stella ed un balocco.
“Un balocco!” esclama Puccio “Quale quale, un cavalluccio?
Uno schioppo? Un organino? Un pallone? Un bel teatrino?
Preferisco una trombetta e una bella bicicletta”
“Io vorrei” dice Giancarla “una bambola che parla!”


Il nome tra le rime


Nel teatrino illuminato, il sipario già s’è alzato.
Or vedrai venire fuori, sulla scena nove attori.
Del Discorso son le Parti, che mi piace di mostrarti.
Ecco il NOME, il buon curato, che battezza ogni neonato.
Gli è accanto un chirichetto, che ARTICOLO vien detto.
Gli si pone ora vicino l’AGGETTIVO, un arlecchino.
Entra un paggio vellutato, che PRONOME è nominato.
Ecco il VERBO, il gran regnante, del discorso il più importante.
Queste parti presentate, son VARIABILI chiamate.
Altre quatto ora verranno, e INVARIABILI saranno.
Entra prima quel donnone di comar PREPOSIZIONE.
Poi l’AVVERBIO, passo a passo, sempre uguale, grasso e basso.
CONGIUNZIONE è una damina seria e niente chiacchierina.
Viene infin col suo bastone quella vecchia INTERIEZIONE.
Nove parti e non di più e il sipario scende giù.
“Bello, bello! Bene, bene!” gridan tutti a voci piene.
“Bravo, bravo! Per piacere, ce li fate rivedere?



Il nome
Ogni cosa che vediamo con un NOME la chiamiamo.
Le persone, le cose e gli animali hann tutti nomi particolari, senza eguali!

Città, fiumi, monti, stati, son dai nomi indicati.
Molti nomi conosciamo, or tanti altri ne impariamo.
E nei lor significati, ti saranno ben spiegati.
Perchè conoscere per bene ogni cosa ti conviene.
E’ pertanto necessario, proprio un buon vocabolario,
dove i nomi son segnati, con i lor significati.
Con la nascita si pone il NOME PROPRIO alle persone
e di nomi ce ne son tanti, quanti son le sante e i santi
Carlo, Marta, Anna, Maria, Pietro, Alberto, Ida, Lucia
le città, i monti e i mari, nomi propri hanno pari
se tu guardi la cartina, già ne trovi una ventina:
Roma, Napoli, Torino, Alpi, Tevere, Appennino
nome proprio è Italia mia, il più bello che ci sia!
Gabbia, uccello, sedia, pruni, questi NOMI son COMUNI
sono i nomi delle cose quasi sempre numerose
sono nomi di animali, fiori, piante, minerali
perchè le cose, belle o brutte, certo un nome l’hanno tutte!
Ecco i nomi tra i più belli: mamma, babbo, zio, fratelli,
sono brutti per davvero fame, guerra, cimitero.
“Io fra i brutti” dice Lola “metto libro, studio, scuola
e tra i belli passeggiata, giochi, feste e cioccolata!”
Ora I GENERI ti canto, che son due e due soltanto
Uno è il genere maschile, l’altro è quello femminile
son maschili i nomi Gino, babbo, figlio, soldo, lino
femminili son Teresa, mamma, scuola, nonna, chiesa
faccio un gioco, dal maschile volgo i nomi al femminile
da cavallo, zio, padre, vien cavalla, zia e madre
e dall’oste vien l’ostessa, da dottore dottoressa
vien dal re la sua regina e dal gallo la gallina
ecco l’albero è maschile, ma il suo frutto è femminile
melo e pero se piantiamo, mela e pera poi mangiamo
ed il pesco dà la pesca vellutata buona e fresca.
Anche i NUMERI son due, come i corni d’un bel bue
il plurale e il singolare che dovrai ora imparare,
ma se un poco stai attento, tu li impari in un momento:
sono nomi al singolare un soldato, un libro, un mare
ma due libri, tre soldati, al plurale son passati.
Singolare sono orgoglio, ago, pesca, amico, foglio,
al plurale fanno orgogli, aghi, pesche, amici, fogli.
“Ecco qui” dice Giorgetto “singolare è un solo oggetto
se gli oggetti sono in più, il plurale spunta su!
Una pera, quattro pere, la bandiera, le bandiere
L’ho capito e con giudizio, ora faccio l’esercizio.
Pur essendo al singolare, qualche nome può indicare
molti oggetti, la riunione di animali o di persone
come popolo, pollaio, gregge, classe, formicaio
come folla, battaglione, schiera, esercito, legione
ora i nomi qui segnati, COLLETTIVI son chiamati
“Collettivi” dice Andrea “Son comizio ed assemblea
dove sono radunati furbi, sciocchi e sfaccendati”.
Bue, aratro, casa, abeti, questi nomi son CONCRETI
di materia son formati, son veduti, son toccati
é concreto il nome giglio, come stella, come figlio
se le cose le vedere, dite pur che son concrete
ma l’onore è nome ASTRATTO, di materia non è fatto
che esso esista ci si crede, ma con l’occhio non si vede
così pure la costanza non ha forma nè sostanza
nomi astratti son pietà, gloria, astuzia ed onestà
or distinguere saprete, cose astratte da concrete
Carlo, tu, sempre distratto, l’hai capito il nome astratto?
Dice Carlo un poco offeso “Credo sì di aver compreso
ciarle e sogni sono astratti e concreti sono i fatti
chè le chiacchiere col vento se ne vanno in un momento
solo i fatti, brutti o lieti, solo i fatti son concreti
sicchè dicono anche  i matti ‘Meno chiacchiere e più fatti’ “
Vanno i nomi ora spiegati, PRIMITIVI e DERIVATI
ecco, prendo il nome ulivo, questo nome è primitivo
ma uliveto è derivato, dall’ulivo è generato
e da giorno vien giornale, e da tempo temporale
da campana campanile, e da cane vien canile
“L’ho capito, l’ho capito!” tutto allegro esclama Tito
“Primitivo rassomiglia proprio a un padre di famiglia
sono i figli derivati, che han del padre i connotati
ecco il nome legno io piglio, questo padre ha più di un figlio
ha legnaia ed ha legname, legnaiolo e falegname
questi quattro derivati son dal legno ricavati”
“Ma non va dimenticata” dice Carlo “la legnata!”
Per far crescere gli animali, come pure i vegetali
certo occorrono degli anni, se non giungono malanni
ora qui, col mio talento, cresceranno in un momento
siano cose che persone, con l’aggiunta sol di un ONE
non ci credi? Vieni qua, or la prova ti si dà
prendi un gatto, aggiungi un ONE, ed ottieni un bel gattone
e da un libro hai un librone e da zucca uno zuccone
ora alcuni sentirai che son falsi e riderai
da una botte hai un bottone, poi da un monte un bel montone
dice Giorgio, quel ghiottone, “Da una torre avrò un torrone?”
No, non piace il mio arrivo, perché son DISPREGGIATIVO
sì, mi piace disprezzare, ho il poter di peggiorare
vuoi sapere come faccio? ecco, aggiungo ai nomi un accio
quando l’ho così conciato, vien da tutti disprezzato
di una carta fo cartaccia, di una casa fo casaccia
ma non credo ti dispiaccia, se di foca fai focaccia
“Certamente non dispiace” dice Anna “anzi mi piace
ma vorrei che fosse vera la focaccia e bella intera
mentre questa qui segnata sol di chiacchiera è impastata
che volete che io ne faccia, d’una simile focaccia?”
Ecco un altro gran portento! Io ti posso in un momento
ogni cosa impicciolire, ogni oggetto ingentilire
non con l’ascia o lo scalpello, ma con ino, un etto, un ello
quando al gatto attacco un ino, lo riduco a un bel gattino
se al mio libro aggiungo un etto, io ne faccio un bel libretto
a campana metto un ello, e poi suono il campanello
ci son poi diminuitivi che son falsi, son cattivi
senti questi e non m’inganno, il tuo riso desteranno
ho una pulce aggiungo un  ino, cosa ottengo? Un bel pulcino
E da un tacco? Un buon tacchino. E da un mulo? Hai un mulino.
“Matto” infine dice Nello “Matto è un nome pazzerello.
Se l’accresci con un one, hai che cosa? Un buon mattone.
Lo riduci con un ino e ne ottieni un bel mattino!”


mercoledì 9 maggio 2012

I piedi del Piedibus si sono messi in moto a Lumellogno!





Oggi, 9 maggio 2012, a Lumellogno sono partiti i due "piedi" ( due linee) del Piedibus che accompagnano i bambini a scuola, in compagnia!!!
Non potete immaginare la gioia che ho dentro!!!!
Dopo mesi e mesi di organizzazione, pianificazione e lavoro.. finalmente il Piedibus è partito e ha riscontrato un enorme successo visto che le richieste di parteciparvi sono già aumentate!! :)  Tutto il paese ha assistito alla nascita di questo modo economico, ecologico, sano e sociale di andare a scuola, che soddisfazione! :)
La prima cosa che deve insegnare la scuola è la condivisione e lo stare in mezzo agli altri no? Quale metodo migliore? :D

I'm Happy!!!! :D





Ma che cos'è il Piedibus??

Il Piedibus è il modo più sano, sicuro, divertente ed ecologico per andare (e chissà magari anche tornare!) da scuola.
E’ un autobus umano 
che va a piedi, formato da un gruppo di bambini “passeggeri” e da adulti “autisti” e “controllori”.
Come un vero autobus di linea, parte da un capolinea e seguendo un percorso stabilito raccoglie passeggeri alle “fermate” predisposte lungo il cammino, rispettando l’orario prefissato; viaggia col sole e con la pioggia e ciascuno indossa un gilet rifrangente.
Lungo il percorso i bambini chiacchierano con i loro amici, imparano cose utili sulla sicurezza stradale e si guadagnano un po’ di indipendenza.
Nel bambino che cresce, la possibilità di fare esperienze autonome è una esigenza fondamentale e il muoversi fuori da casa senza mamma e papà sviluppa l’autostima, contribuendo ad un sano equilibrio psicologico.
Questa sola motivazione basterebbe per far salire i bambini sul Piedibus, ma in realtà ce ne sono molte altre!!
All’entrata e all’uscita le scuole vengono prese d’assalto dalle automobili che congestionano l’intera zona di traffico e paradossalmente siamo proprio noi che per "proteggere" i bambini contribuiamo ad aumentare i pericoli e il degrado dell’ambiente.
Promuovere l’andare a scuola a piedi è un modo per rendere la città più vivibile, meno inquinata e pericolosa. Dobbiamo cominciare a cambiare le nostre abitudini e il Piedibus ci consente una scelta semplice ed efficace.
Una patologia in aumento a ritmi preoccupanti nel mondo infantile è l’obesità: pigri e soprappeso, i bambini camminano troppo poco, e noi non diamo il buon esempio.
I pediatri ci insegnano che mezz’ora di cammino al giorno basta ad assicurare il mantenimento della forma fisica durante la crescita ed è in grado di prevenire molte gravi malattie croniche; andare a scuola a piedi è un’ occasione per muoversi, socializzare, farsi nuovi amici ed arrivare di buon umore e pimpanti all’inizio delle lezioni. 
Si impara l’educazione stradale sul campo e in tal modo si diventa pedoni consapevoli!!!




lunedì 7 maggio 2012

Perchè insegnare la preistoria?


La domanda è molto semplice, e forse anche la risposta può esserlo. Perché i bambini saranno adulti. Perché insegnando loro, si può sperare che certe forme di oscurantismo del nostro tempo, tra qualche decennio saranno finite. Out. Over.
Perché qualche giorno fa una ragazza universitaria che stimo molto, mi ha chiesto “Ma tu sei creazionista o evoluzionista?”.
E poi anche per ragioni più ludiche. Perché studiare scienza è nutrimento per la fantasia, e non è mai troppo presto.
Perché con lo studio della storia della nostra specie ci si può sporcare le mani. Gli archeologi sono una delle poche categorie di adulti ai quali è consentito sguazzare nel fango, infilare le mani in buchi terrosi, scalare un pendio cercando grotte.
Perché i viaggi sono garantiti, non solo in luoghi lontani dai nomi oscuri ed evocativi, ma anche nel tempo, e proprio nel giardino di casa. Scoprire dove c’è oggi la nostra casa un giorno ci pascolavano gli ippopotami o cacciavano le tigri dai denti a sciabola è impagabile.
Perché abbiamo il frigo, il fornello, ed il forno. E se non li avessimo? E se provassimo a vivere una giornata senza elettricità? Ed una senza acqua corrente? E senza cibi confezionati?
Perché quel signore li, vestito con pochi pezzi di stoffa, con una grossa barba ed una lunga lancia, non è un “selvaggio”, è un Aborigeno. Il suo popolo abita l’Australia da 80.000 anni. Il suo popolo non ha mai coltivato la terra. Non ha mai posseduto la terra. Non ha mai rinchiuso un animale in gabbia. Quel signore lì conosce canti sull’inizio del tempo, e se stiamo attenti e sappiamo ascoltare potrebbe anche decidere di cantarceli, un giorno.
Per fare i saputelli con gli zii ed i nonni e spiegar loro con aria annoiata che no, i dinosauri e gli esseri umani non si sono mai incontrati.
Perché siamo tutti fratelli, siamo i discendenti di un piccolo gruppo di persone che un giorno hanno deciso di andare un po’ più in là dell’orizzonte. E non ci siamo mai fermati, e continuiamo ad andare su e giù, in qua e in là, perché’ fa parte della nostra natura.
Enza Spinapolice


Enza Spinapolice e’ un’archeologa del Paleolitico e lavora all’Istituto di Antropologia Evoluzionista Max Planck, di Leipzig. Ha studiato Preistoria a Roma, poi ha conseguito un dottorato Europeo tra Roma e Bordeaux, e da tre anni fa ricerca in Germania. Si interessa in particolare all’origine biologica e culturale della nostra specie, all’estinzione dei neandertaliani ed alle società di cacciatori raccoglitori passate e presenti. Oltre a girare il mondo e studiare il passato, Enza ha una famiglia multiculturale, ed un bimbo di due anni e mezzo, a cui spera di insegnare molto presto la preistoria.


venerdì 27 aprile 2012

Mentre Ulisse entrava ad Itaca



Odiavo le poesie, le odiavo 
perché dovevo impararle a memoria
e poi erano astruse, noiose
lontane da me;
e mentre Ulisse entrava ad Itaca
mentre Dante vagava nella selva
dal mio banco la sfioravo con lo sguardo 
e mai, trovavo le parole..


Amo le poesie, ne conosco un buon numero a memoria e le apprezzo. Ora.
Ma mentre dovevo studiarle.. oh.. quanta inutilità ho provato!
Sono inciampata in questa poesia e l'ho trovata stupenda... non è da imparare a memoria :)
La condivido perchè rappresenta la Me di un tempo :)
E pensare che ora è un piacere per me scrivere poesie... sorte sogghignosa... :)
Ora Dante lo amo... anche ai tempi lo adoravo, ma non a memoria.... :P

mercoledì 18 aprile 2012

Il maestro è colui che apre la possibilità



"Non avere maestro è come non avere a chi domandare e, ancora più profondamente, non avere colui davanti al quale domandare a se stessi, il che (significherebbe) restare chiusi all'interno del labirinto primario che in origine è la mente di ogni uomo; restare rinchiuso come il Minotauro, traboccante d'impeto senza via d'uscita. La presenza del maestro che non ha abdicato né si è dimesso indica un punto, l'unico verso il quale si indirizza l'attenzione. L'alunno si irrigidisce. Ed è in questo secondo momento che il maestro, con la sua tranquillitàha da dare quel che gli sembra possibile, ha da trasmettere, prima ancora di un sapere, un tempo, uno spazio di tempo, un cammino di tempo. Il maestro deve giungere, come l'autore, per dare tempo e luce, gli elementi essenziali di ogni mediazione. (...)
Il maestro ha da essere colui che apre la possibilità, la realtà nel mondo della vita, della verità. Una conversione è il modo migliore di chiamare l'azione del maestro. L'iniziale resistenza che irrompe nelle aule, si converte in attenzione. La domanda comincia a dispiegarsi. L'ignoranza risvegliata è già intelligenza in atto e il maestro ha cessato di sentire la vertigine della distanza e il deserto della cattedra, prodigo, come tutti i deserti, di tentazioni. Ignoranza e sapere circolano e si risvegliano in misura uguale nel maestro e nell'allievo, che solo più tardi comincia a essere discepolo. Nasce il dialogo".



 Marìa Zambrano


"Insegnare seriamente è toccare ciò che vi è di più vitale in un essere umano. E' creare un accesso all'integrità più viva e intima di un bambino o di un adulto"
George Steiner

lunedì 26 marzo 2012

GML ovvero la Giornata Mondiale della Lentezza e i 14 ComandaLenti ...

 

Alcuni di Voi storceranno il naso, domandandosi probabilmente da dove salta fuori un’iniziativa del genere. Altri, invece, sorrideranno all’idea di trascorrere una giornata all’insegna dell’ozio. Altri ancora, infine, magari coglieranno l’occasione per riposarsi e godersi un inizio settimana un po’… insolito.
Sapevate che la manifestazione è giunta alla sua sesta edizione? Ma cos’è di preciso? Beh, più che altro è un invito a rivedere per un sol giorno i ritmi forsennati che spesso ci costringono a sfuggire anche ai più piccoli piaceri della vita.
Vi siete mai chiesti quanto incidono le più banali attività giornaliere sull’ambiente circostante, sull’economia o sulla società? Probabilmente no. Eppure vi sono autorevoli studi in materia che sostengono l’esatto opposto. Ed è per questo che nasce un’iniziativa come quella odierna.
Pensate, anche una metropoli come Londra aderirà al progetto con tutta una serie di interessanti iniziative. Tant’è che verrà premiata per il tentativo di migliorare la qualità di vita dei propri cittadini.
In Italia, invece, le più importanti manifestazioni si svolgeranno a Roma e Milano. Su quest’ultima, ad esempio, sono previste iniziative nel corso di tutta la settimana. Il tutto si concluderà domenica 1 Aprile con l’intervento di Andreas Schwalm sul tema “Vivere e lavorare con lentezza: istruzioni per l’uso” in occasione della fiera dedicata al consumo consapevole ed agli stili di vita sostenibili. 

…  per trovare la velocità giusta nella vita 

  1. Lo si ripete spesso quando si parla di una migliore gestione del tempo ed è anche il primo comandalento: svegliarsi un po’ prima per iniziare la giornata senza fretta, con calma.
2.      Non arrabbiarsi per tutte le perdite di tempo che ci capitano ma sfruttarle a nostro vantaggio. La fila alla posta può trasformarsi nell’occasione per mandare un sms ad una persona cara, per chiacchierare con il vicino di coda o per programmare la serata e così via.
3.      Salutare sempre quando si entra e quando si esce da un locale, che si tratti del barista piuttosto che della cassiera o dei colleghi o ancora di persone incontrate in ascensore. Che vita è se non abbiamo nemmeno il tempo di salutare?
4.      Niente abbreviazioni in email ed sms. Magari usando anche qualche piccola carineria o attenzione in più.
5.      Mai fare due cose contemporaneamente: esempio parlare al telefono e scrivere al computer. Per varie ragioni: è scortese ed il nostro interlocutore può accorgersene e non gradire. Il rischio è di essere imprecisi.
6.      Mai iscriversi o iscrivere i propri figli a milioni di corsi o  a palestre dall’altra parte della città.
7.      Imparare a dire di no. L’agenda troppo fitta di impegni, anche se piacevoli, mette ansia. Lasciamo sempre qualche spazio vuoto.
8.      Correre a fare la spesa all’ora di punta: è davvero così urgente? A casa ci sarà sicuramente qualcosa da mangiare.
9.      Sempre a proposito di spesa, il negozio sotto casa, benché più caro, può risparmiarci un bel po’ di stress e frenesia.
10.  Camminiamo verso la pizzeria o il ristorante fuori porta invece che prendere l’auto per fare pochi metri.
11.  Alla sera sì alle letture e allo stare assieme, no allo zapping davanti alla tv.
12.  Se c’è il ponte o un fine settimana libero, non si è costretti ad impegnarlo andando in giro per il mondo. Meglio godersi i dintorni e la città, libera dal traffico.
13.  Se si hanno a disposizione 15 giorni di ferie, meglio prenotarne solo dieci di vacanza ed usare gli altri per organizzarsi, preparare la valigia con calma ed attutire lo stress da rientro.
14.  Mai dire: “Non ho tempo”. Non ci fa certo sembrare più importanti!

 

... e i 7 comandaLenti in cucina

1) “Il cibo è la tua prima medicina” insegna Ippocrate... crediamoci!
2) La poesia del cibo inizia quando facciamo la spesa: scegliamo prodotti di stagione e di qualità. Se vogliamo risparmiare diminuiamo la quantità: che è anche un'ottima scelta per controllare colesterolo e peso.
3) E' scientificamente provato che l'acqua non bolle prima se continuiamo a osservarla: quindi senza fretta appassioniamoci alla preparazione della nostra cenetta e apparecchiamo con cura la tavola, un fiore?
4) Utilizziamo tutti i nostri sensi per godere dei singoli ingredienti: la vista, il tatto, l'olfatto, il gusto ... anche l'udito (i rumori della cucina fanno tanto casa e calore!).
5) Gustiamo ogni forchettata e ogni piccolo sorso di quel vino che, anche se da incompetenti, avremo scelto con amore e cura.
6) Evitiamo il "due in uno"! Se mangiamo non telefoniamo, se telefoniamo non mangiamo.
7)Non precipitiamoci ... il cinema, la lavastoviglie, l'ultimo ritocco al computer, ecc. aspettano


 

giovedì 15 marzo 2012

L’insegnante di sostegno arriverà solo se l’alunno è invalido per l’Inps

 
A scuola viene vista come una «rivoluzione silenziosa con effetti negativi» la nuova modalità introdotta dal Miur per certificare la disabilità di un alunno e ottenere l’insegnante di sostegno. Questa modalità inserirà i bambini e i ragazzi certificati nella categoria «invalidi» e per ora riguarderà nuove richieste e passaggi da un grado di scuola all’altro.
(Che tra l'altro trovo "brutto" che un bambino con qualche piccolo disturbo o difficoltà venga classificato come INVALIDO.... ma invalido a che? Visto che con i giusti sostegni può diventare anche meglio di te???)
«Una conseguenza dei furbetti all’italiana, in provincia di Torino sono 6200 gli alunni disabili, non pochi. In altre province e regioni è molto peggio I docenti di sostegno sono uno ogni due allievi. E costano.» commenta il direttore dell’Ufficio Scolastico Territoriale Alessandro Militerno
«È un risparmio immediato, certo, ma che ben presto si sentirà con conseguenze tristi», dice Lorenza Patriarca, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Tommaseo e coordinatrice dei dirigenti Uil. «Dirigenti e insegnanti hanno accolto le novità con incredulità. La scuola – prosegue Patriarca – ha sempre parlato di diversa abilità, di certificazione come fase di passaggio verso una vita adeguata alle differenti potenzialità in una visione dinamica del percorso del bambino». Il ragionamento è culturale, ma con riflessi pratici sulla vita dei futuri cittadini. «Un bambino aiutato crescerà meglio. Ma con queste norme, molte famiglie di bambini con difficoltà più leggere rinunceranno alla certificazione per non marchiare il figlio come invalido civile. Così i ritardi leggeri, i problemi relazionali, i disturbi specifici dell’apprendimento, che con il sostegno potrebbero più facilmente essere recuperati, avranno un danno. Anche perché nella scuola non c’è più modo di andare incontro a queste difficoltà: le compresenze nella primaria sono rare, alle medie sono scomparse».
Come cambia il sistema lo spiega il provveditore: «In passato bastava la certificazione dell’Asl, ora è necessaria l’integrazione della commissione con il medico Inps». Il sistema è macchinoso. «La legge prevede un primo passaggio dal medico di base che, se riconosce la necessità, invia per via telematica la richiesta di visita. E qui ci è stato segnalato un primo problema, che abbiamo sottoposto alla Regione: ci sono medici di base – e le norme lo consentono – che chiedono 60 euro».
Arrivato a casa, il genitore deve confermare, inviando un’altra richiesta. «Se non è in grado, e molti non lo sono, dovrà farsi assistere da un patronato. Solo quando ricevere anche la seconda richiesta – dice Militerno – l’Inps fissa la visita. Purtroppo, possono passare mesi». I casi «scolastici» non vengono riuniti, i bambini passano mescolati agli anziani.
«Il rischio è che i tempi non coincidano assolutamente con quelli della programmazione della scuola. Per questo dall’Ufficio Scolastico Regionale e dagli Uffici Territoriali c’è massima attenzione. 

 
Fonte: informare per resistere.

venerdì 9 marzo 2012

Il tomo e il saggio




Un giorno un saggio
 uomo per una via passava,
quando scorse un bel tomo
che ridente camminava.




Domandò l'uomo saggio
che volea sempre sapere,
all'altro personaggio
qual'era il suo godere.



Il tomo ridacchiando
al saggio lui rispose,
guardavo la mia mano
ci faccio tante cose.


Mi serve per mangiare
la uso per lavarmi,
tant'altro posso fare
cos'altro può servirmi?


Il saggio riflettendo
alla risposta arguta,
pensò che a questo mondo
questa è cosa saputa!



Lui domandò di nuovo
a te basta questo ?
Risponderti io provo
anche se non son lesto.



Cosa devo cercare
nella vita di bello,
io mi so accontentare
mi sento un menestrello.


Il saggio ripensò
alla sua vita intera,
infine meditò
che era cosa vera.



Tutti in vita cerchiamo
solo cose venali,
però non ci accorgiamo
di quanto son banali!


Cercando la morale
di questa storia corta,
che per non viver male
accontentarsi importa!!


mercoledì 7 marzo 2012

La Mimosa è il POST IT degli innamorati smemorati


Arriva l'8 marzo e tutti a correre per prendere un ramoscello di gialle palline per far sorridere la propria donna,un pensiero dolcissimo regalare un fiore, un semplice singulto di vita colorato a chi tinge la vita di mille colori e umori :) Sono convinta che la propria donna (cosi come il proprio uomo) vada amata e apprezzata ogni giorno della propria vita e non solo l'8 marzo, il giorno del suo compleanno e in occasioni simili... ma c'è da dire che comunque fa piacere che la persona che ami ti dedichi un pensiero speciale! Non è per la festa in sè, è il ricordo, il pensiero, l'impegno, l'amore.. insomma, l'aver dedicato anche solo pochi istanti per cercare di far sorridere chi hai accanto...Non servono feste istituzionali per amare, ma c'è chi ha bisogno di un Post it evidente (non per altro si è scelta la mimosa per il giorno della donna: è giallo come il bigliettino appiccicoso che si usa per i promemoria XD ) per ricordarsi che nulla è scontato nella vita . . . per non dimenticare che ogni giorno è una nuova possibilità per rinnovare il nostro amore  . . . per fare memoria che ogni giorno dobbiamo conquistarci la felicità e non lasciarcela sfuggire dalle mani come sabbia . . .

"Non smettere mai di corteggiare la persona che ami, perchè ci sarà sempre qualcuno pronto a farlo al posto tuo, appena tu te ne dimentichi"

Ma qual è la strada che ha portato a scegliere proprio l'8 marzo come giorno dedicato alle Donne?  Ho leggiucchiato un po' qua e là e tutte le notizie concordavano nel rimarcare il collegamento con l'emancipazione femminile.
È solo dal 1977 che la Festa della Donna è riconosciuta ufficialmente dalle Nazioni Unite. Ma la sua storia risale a molti anni fa, nella metà 800, quando nelle fabbriche lavoravano anche molte donne sottopagate e sfruttate.
Fu l'8 marzo del 1857 che, per la prima volta, alcune operaie di New York protestarono per migliorare le loro condizioni di lavoro. Venne indetto uno sciopero contro le paghe misere e le pessime condizioni in cui erano costrette a lavorare. Il risultato di questa prima manifestazione, fu un attacco da parte della polizia.
Due anni dopo, sempre in marzo, le stesse operaie si riunirono in sindacato per tentare di migliorare le loro condizioni lavorative.
Nel 1911, in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera, si pensò di dedicare una giornata alle donne, con l'intento di ottenere il diritto la voto e la fine della discriminazione sessuale sul lavoro.
C'è anche chi dici che nello stesso anno, il 25 marzo, a New York 140 lavoratrici della Triangle Shirtwaist Company - molte di esse italiane ed ebree - morirono in un incendio a causa della mancanza di sicurezza sul lavoro. Una folla di 100.000 persone partecipò ai funerali.
Nel dicembre 1977 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione ( una giornata dedicata è una soluzione????  -.- Mah! ) proclamando l'8 marzo come Festa Internazionale della donna.E in Italia? La festa della donna nasce nel secondo dopoguerra e più precisamente l'8 marzo 1946, quando l'UDI, e cioè l'Unione Donne Italiane, organizzò la prima Giornata internazionale della donna, riprendendo celebrazioni fino a quel momento avvenute in altre nazioni e in genere collocate alla fine di febbraio.
Una piccola curiosità: l'ormai tradizionale mimosa, tradizionale dono, è una scelta esclusivamente italiana. E negli altri paesi? 



Donna, non sei soltanto l'opera di Dio
Rabindranath Tagore
Donna, non sei soltanto l' opera di Dio,
ma anche degli uomini, che sempre
ti fanno bella con i loro cuori.
I poeti ti tessono una rete
con fili di dorate fantasie;
i pittori danno alla tua forma
sempre nuova immoralità.
Il mare dona le sue perle,
le miniere il loro oro,
i giardini d' estate i loro fiori
per adornarti, per coprirti,
per renderti sempre più preziosa.
Il desiderio del cuore degli uomini
ha steso la sua gloria
sulla tua giovinezza.
Per metà sei donna, e per metà sei sogno.