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mercoledì 12 ottobre 2011

Disegna una figura umana e scopri qualcosa di te!

Prendete carta, matita e colori: disegnate una figura umana. Poi leggete quello che segue! Non barate! Prima disegnate e poi leggete!! J


Un test per conoscersi: il disegno della figura umana

Il test della figura umana è una tecnica di indagine della personalità realizzata da Machover, che permette di formulare una diagnosi di personalità basata sull’interpretazione del disegno della figura umana.
Il test richiede l’esperienza di psicologi professionisti e deve essere utilizzato ricorrendo a notevole cautela nell’interpretazione.

Se vuoi provare a conoscerti meglio, esegui il disegno della figura umana prima di leggere le indicazioni seguenti. Utilizza ora i criteri di valutazione che indichiamo.
La somministrazione del test è relativamente semplice: si invita il soggetto a disegnare una figura umana a suo piacere su un foglio bianco, senza fornirgli indicazioni sul sesso, sull’età, sulle modalità di esecuzione o altro. Lo s'incoraggia a realizzare il disegno “meglio che può”, specificando che l’estetica del disegno non ha alcun interesse e che qualunque realizzazione sarà considerata valida.
Il foglio bianco è come uno schermo in cui, inconsciamente, il disegnatore proietta l’immagine del suo corpo, la concezione di sé e il suo atteggiamento nei confronti dell’ambiente.

Indicazioni di equilibrio psicologico sono:
  • l’età e il sesso della figura devono corrispondere a quelli del disegnatore;
  • la figura deve risultare completa di tutti gli elementi essenziali (la testa con i lineamenti del volto, tronco, arti superiori ed inferiori, mani e piedi);
  • la figura deve essere vestita ma priva di dettagli inutili,
  • il disegno deve essere eseguito con tratto fermo e deciso.
Indicazioni di disagio psichico sono:
·         sesso ed età non corrispondenti;
·         nudità;
·         dettagli eccessivi nell’abbigliamento;
·         tratto incerto e tremolante;
·         figura troppo grande o eccessivamente piccola.
PER SAPERNE DI PIÙ
L. Ancona - Dinamica della percezione, Mondadori, Milano, 1970.
D. ANZIEU – I test proiettivi, Angeli Milano 1988.
A. OLIVERIO FERRARIS – Il significato del disegno infantile,Boringhieri Torino 1973.
D. WIDLOCHER – L’interpretazione del disegno infantile, Armando Roma 1971.


Ora guardiamo il disegno che avete fatto o che ha fatto un bambino, osserviamo i particolari sotto elencati e ognuno di essi vi dirà qualcosa :D

-     Disegno molto piccolo: generalmente rappresenta un livello di auto-percezione piuttosto basso, il bambino ha poca fiducia in sé.
-     Disegno molto grande: manifesta sicurezza e fiducia di sé, a volte anche esuberanza.
-     Testa grande: il bambino, probabilmente, mostra un bisogno di scambio, di comunicazione con l'ambiente che lo circonda.
-      Testa piccola: in alcuni casi è un segnale di esperienze difficili vissute nella prima infanzia legate a problemi, ad esempio, alimentari (intolleranze, scarso appetito, ecc.).
-     Collo lungo: manifesta il bisogno del bambino di esplorare la realtà che lo circonda, unito ad una grande fantasia che lo porta in un mondo di sogni.
-      Braccia lunghe: il bambino mostra la necessità di abbracciare, di comunicare, è un segno di grande affettività (a meno che le mani non siano rappresentate con artigli o pugni chiusi, in questo caso potrebbero nascondere atteggiamenti più aggressivi).
-     Braccia corte: insicurezza, timidezza e bisogno di essere continuamente rassicurato.
-     Mani grandi: caratteristica ambivalente, poiché le mani servono ad accarezzare, ma anche a picchiare. In ogni caso è forte il bisogno di scambio.
-      Gambe lunghe: le gambe sono il simbolo del movimento, ma quando sono molto lunghe potrebbero rivelare il desiderio del bambino di crescere in fretta.
-      Gambe corte: segno di stabilità e robustezza. Il bambino è con i piedi per terra.
-   Presenza di denti: i denti hanno la funzione di rosicchiare, il bambino potrebbe nascondere una rabbia per qualcuno che lo fa sentire a disagio.
-   Orecchie disegnate o ben evidenziate:  le orecchie sono il simbolo dell'ascoltare, della curiosità. Il bambino è particolarmente attento alla realtà che lo circonda. Tuttavia, quando sono molto grandi esprimono una svalutazione di se stessi, una scarsa autostima.
-   Occhi piccoli: indicano timidezza e, a volte, anche diffidenza verso qualche adulto. Quando sono disegnati chiusi sono segno di civetteria o narcisismo.
-   Occhi grandi: esprimono curiosità e desiderio di dominare la realtà.
-   La bocca: è la via della nutrizione, dunque rappresenta una  forza di crescita. Quando è colorata intensamente di rosso denota, generalmente, una forma di aggressività; quando è disegnata come una linea sottile (normale prima dei 7 anni) è sintomo di insoddisfazione o disappunto; quando non viene disegnata rivela una carenza di affetto.
-   Presenza del cappello: il bambino si sente continuamente sotto l'osservazione degli adulti, i quali probabilmente lo sottopongono a numerosi divieti.
-   Gesto curvo nel tratto grafico:
il bambino manifesta una grande capacità di adattamento. E' estroverso e socializza facilmente con i coetanei.
-   Gesto angoloso nel tratto grafico: la presenza nel tratto di figure spigolose o geometriche, è solitamente espressione di un bambino tenace, di grande volontà ed è dovuto, in alcuni casi, ad un'educazione abbastanza rigida.
-   Tratto leggero nel disegno: è un bambino generalmente molto sensibile che accoglie ogni stimolo come sollecitazione e crescita.
-   Tratto pesante nel disegno: è un bambino con molta grinta e determinazione che, a volte, agisce in modo impulsivo.
-   Tratto fluido: manifesta, di solito, disponibilità e sicurezza nei rapporti affettivi. Bambino affettuoso e socievole.
-   Forza alternata e/o con chiaro-scuri: il bambino risente di lunghi sforzi ed è facilmente portato alla distrazione. Ha bisogno di essere continuamente rassicurato.
-   Figura colorata con tinte pastello: sono segno di affettività e sensibilità, e, a volte, timidezza.
-   Figura colorata con tinte forti: esprimono sentimenti molto intensi, tra i quali potrebbe esserci anche aggressività e rabbia.
-   Realismo usato nei colori: è importante osservare se il bambino ha colorato in modo poco realistico qualche parte della figura umana.

SIGNIFICATO E SIMBOLISMO DEI COLORI

L'interpretazione del disegno infantile richiede prudenza ed esperienza. Anche i colori denotano taluni bisogni e caratteristiche psichiche, soprattutto se usati in modo atipico (il sole azzurro o l'albero rosso).  Un segnale positivo è il ricorso a molti colori, in modo che dal disegno emerga piacere e voglia di vivere. Se avete procurato bambino fogli, matite e molti colori e gli avete chiesto di disegnare liberamente, un disegno monocromatico può essere un campanello di allarme. Se, nel disegno della figura umana, vi è un moderato ricorso al nero per elementi quali i capelli e le scarpe, bisogna evitare di  interpretarli come elemento negativo.

Il colore viola denota urgenza di esprimersi. Appare frequentemente nei disegni dei bambini che vivono in un contesto che non consente loro di muoversi liberamente per l’eccesso di regole imposte. Se è presente accanto ad altri colori, è indice di estro, creatività e capacità artistiche. Se è il colore predominante nel disegno, rivela instabilità e turbamenti psichici.

Il colore blu rappresenta il controllo dell’affettività. Un ricorso moderato al colore denota equilibrio (soprattutto se è associato al rosso e al verde), ma anche rassegnazione (se è associato ai colori acromatici: grigio e nero).

Il rosso è il colore dell'energia; utilizzato con altri colori esprime la forza vitale del bambino, il suo bisogno di azione, il bisogno di essere nel mondo agendo con tutto se stesso, con il suo corpo.
Se vi è una preferenza esclusiva per il rosso indica una tendenza alla regressione infantile (desiderio di ritornare indietro nel tempo).
Il rifiuto del rosso anche per gli oggetti e gli elementi che hanno questo colore (ad es. labbra non rosse, tetti delle case incolori) denuncia una fuga dall’affettività.

Il verde è il colore della determinazione e della perseveranza, della crescita intellettuale  e della relazione con gli altri. Con il verde cresce il processo creativo del bambino e la sua autoaffermazione in tutti i campi. Rappresenta un elemento positivo soprattutto se viene utilizzato con i colori dell’affettività (rosso ed arancione). Una preferenza esclusiva per il verde denota, invece, introversione e tendenza a chiudersi in se stesso.

Il colore giallo rappresenta la selettività, la capacità di scegliere tra tutti gli elementi che la realtà ci offre. Se utilizzato unitamente ad altri colori, è indice di maturazione ed evoluzione, capacità di determinazione.
Se il giallo è il colore predominante, può indicare intolleranza ed estremismo. La perseverazine di Vincent van Gogh nell’uso del giallo denota la sua inquietudine.

L'arancione rappresenta la capacità di vivere fino in fondo le proprie scelte; è il colore dell'evoluzione. Una preferenza netta per l’arancione denota un bisogno di protagonismo e l’esigenza di emergere a tutti i costi.

Il rosa rappresenta desiderio di perfezione.

L'azzurro rappresenta una tendenza ad andare oltre l’esperienza e di vivere al di fuori dei propri condizionamenti.

Il colore marrone, utilizzato con altri colori, rappresenta la gioia di vivere in modo gioioso un'esperienza che si sta vivendo. L'integrazione del marrone con gli altri colori esprime più direttamente questo modo di affrontare la vita. Se viene scelto in modo esclusivo, può indicare un rifiuto dell’ambiente e negativismo (rifiuto di considerazione verso le esigenze altrui).
Il colore bianco indica una pausa di fronte alle possibilità offerte dalla vita. Un eccesso di bianco può denotare un bisogno di fuggire da qualcosa. Il rifiuto del bianco rivela una paura dell’ignoto.

Il grigio rappresenta uno stato di tensione. E’ spesso utilizzato unitamene ad altri colori. utilizzato da solo, rappresenta una tensione conflittuale, oppure apatia e ansia.

Il nero non è un colore: è il buio, l’assenza di luce e di colore; è il simbolo dell'inattività. La sua presenza è sempre indice di situazioni particolari che il bambino vive. Esso denota repressione, immobilismo, inattività.




Avete provato a disegnare e colorare una figura umana senza aver letto prima tutto questo? Che cosa è emerso?
Ovviamente questo tipo di test per avere valore devono essere svolti da specialisti, perché queste non sono le uniche cose che si guardano … però ho pensato che potesse essere carino provare, ognuno su se stesso
J E’ divertente conoscersi!


sabato 8 ottobre 2011

Stasera, tutti con il naso all'insù!

Questa sera non rinchiudetevi in bui pub, prendete una coperta e stendetevi nel prato . . . 
dalle 21.30 ne vedremo delle belle
cadranno tante tante stelle!!!

Io ho tanti desideri da sussurrare al cielo . . . 



venerdì 7 ottobre 2011

Educare contro il razzismo



Non esiste il termine razzismo ma vari razzismi.
Vi è il razzismo aperto, quello manifestato, teorizzato, quello che conosciamo storicamente classificando i
gruppi umani considerandone alcuni inferiori in base a caratteristiche biologiche.
L’atteggiamento di razzismo aperto si basa su emozioni forti che hanno profonde motivazioni psicologiche nell’insicurezza e nella paura dello straniero e del diverso, rinforzate da miti razziali negativi.
Lo stesso può essere organizzato da forze politiche, da programmi di esclusione e nelle cattive delle ipotesi da
discriminazioni di massa, se non anche dalla presenza di crisi economiche, di tensioni tra gruppi, dal rapido
arrivo di immigrati e dal ruolo delle forze sociali e politiche che spesso si adoperano per coagulare espressioni
del razzismo.
Il razzismo culturale cerca di giustificare le attitudini e le pratiche di discriminazione a livello di costumi
sociali ed abitudini.
Così è possibile parlare di razzismo senza razza che esclude gli altri senza una causa della diversità di cultura; al colore della pelle si associa l’incompatibilità di persone, gruppi e popolazioni con i loro modi di pensare,
vestirsi, mangiare, muoversi.
Le cause sono dovute spesso a fattori psicologici-soggettivi, condizioni economiche e storico-sociali; il
prendere in considerazione tali fattori contribuisce all’arricchimento dell’analisi aprendo possibilità di azione
educativa che prendano in considerazione sia gli aspetti della personalità individuale sia del contesto storico
sociale in cui avvengono le relazioni interculturali.
Per adottare un’efficace strategia educativa non si può non tener conto dell’interdipendenza esistente tra
percorsi individuali di vita ed il fenomeno immigrazione nell’ottica della percezione collettiva e della realtà.
Un’educazione che si limita a reagire ad atteggiamenti intolleranti non raggiunge i suoi scopi, deve pertanto
nell’ottica dell’interculturalità articolarsi sia a livello della sfera emozionale ed affettiva sia sul piano
cognitivo, assumendo dunque la dimensione culturale.
Assumere la dimensione culturale significa favorire l’incontro tra persone lavorando anche per la prevenzione
di idee e comportamenti di tipo razzista (effetti strumentali e comunicativi direbbe Mead) poiché il pregiudizio
si colloca sia a livello cognitivo che socio affettivo e richiede peraltro modalità educative basate non solo sulla
conoscenza ma anche sul contatto o sui fattori relazionali.
I programmi dovrebbero essere ispirati a nuove conoscenze , al confronto a livello cognitivo ed all’apertura ai
punti di vista dell’altro se non anche all’ascolto della diversità superando così gli stereotipi.
Ma è anche opportuno chiarire concetti quali: differenza, diversità, disuguaglianza, devianza.
Per differenza si intende una varietà qualitativa del gruppo rispetto ad altri gruppi che hanno forte radici
comuni. La differenza va tutelata.
Diversità indica ciò che diverge da norme prestabilite per comune consenso, ne deriva che la diversità è
tollerata a seconda del variare dei costumi e dell’interpretazione delle norme.
Il termine disuguaglianza ha un significato quantitativo: si riferisce a ciò che viene considerato equo e devianza
indica un comportamento inappropriato nei confronti delle norme.
I provvedimenti nei confronti degli individui, dei gruppi e delle minoranze risultano essere incerti,
contraddittori se non viene stabilito dall’inizio ciò che va tutelato.
L’educazione interculturale deve essere considerata come la risposta più idonea alle sfide dell’attuale società complessa ,si tratta di imparare a comunicare con culture altre trovando nuove forme di rapportarsi con il nuovo e l’alterità.
La stessa può essere concepita come educazione alla pace fondata sulla fiducia reciproca degli uomini e dei
popoli, infatti educare alla pace non significa solo promuovere capacità di rispetto reciproco, comunicazione
assertiva, gestione dei conflitti, ma una più globale educazione di valori ed ai valori che sono costitutivi della
pace stessa: la verità, la tolleranza, la giustizia, l’amore, la solidarietà . . . etc . . . valori che poi sono condivisi da tutti i popoli in uno spirito di convivenza costruttiva



giovedì 6 ottobre 2011

Il razzismo non è scomparso . . . come cambiare le cose?

Chi fa la maestra lo sa. Viviamo di emozioni.
I bambini sono esseri straordinari che sanno far sorridere con nulla e far piangere con niente.
Viviamo di emozioni, si . . . ma non sempre positive.
Sono seriamente preoccupata per le generazioni che stanno crescendo e vorrei poter fare qualcosa.
So che non si deve fare di tutta l’erba un fascio ma l’anno scorso ho lavorato con bambini razzisti al massimo e quest’anno, cambio scuola e classe, ma la situazione non cambia! Ovviamente non tutti gli elementi di queste classi erano degni di questo appellativo disdicevole, ma la maggior parte si.
Speravo che quella classe fosse un caso isolato e invece la triste realtà è ben altra . . . 


E se pensate che la mia esperienza di insegnante di sostegno è limitata a questi due anni, beh capirete perché trovo la cosa scoraggiante.

Situazione: cambio di bachi mensile. Uno dei bambini bulletti finisce di fianco alla bambina senegalese nuova arrivata che parla pochissimo italiano.
Bulletto: Stai lontana! Tieni la tua roba sul tuo banco e non infettare il mio! (le sposta il banco allontanandolo dal suo)
La bambina ride non capendo ancora bene la lingua ( per sua fortuna in questo caso!)
L’insegnante interviene rimettendo il banco al suo posto “Il banco deve stare qui, che hai? Perché  fai cosi?”
Bulletto: ci penserà mia madre a risolvere questa situazione, questa puzza! E tu stammi lontana!( rivolta alla bambina)

E’ davvero spiazzante e triste vedere certi atteggiamenti e sentire certe frasi da parte di un bambino di 10 anni!! E sapete qual è la cosa brutta? Che bambini come questi ( bulletti fatti e finiti) saranno il futuro della nostra società!! Potrebbero essere i nostri futuri politici ( o calciatori viste le loro aspirazioni cosi alte e ricche di valori ) . . .
Vorrei fare qualcosa, ma ora, oggi sono un pochino scoraggiata …
Una maestra di fronte ad atteggiamenti simili – e vi assicuro che questa è ancora una situazione soft e delicata -  come può fare? Noi abbiamo il compito di educare i bambini, di insegnargli a stare al mondo e ad apprendere . . .  L’educazione dovrebbe partire dalla  famiglia ed essere rafforzata a scuola . . . ma se i genitori sono i primi ad avere atteggiamenti di questo genere e difendono il figlioletto che “non deve sorbire questo peso” ( avere a fianco una compagna senegalese… che peso! -.- ) come può un’insegnante cambiare le cose?
Devo trovare un modo. Ci devo provare!!! 



E io che speravo che il razzismo fosse praticamente scomparso . . .  povera illusa!

Maestre, amici, lettori . . . un consiglio??

martedì 4 ottobre 2011

GMI: 5 ottobre . . Giornata Mondiale degli Insegnanti!!!!

E chi lo sapeva che esisteva una festa nazionale
per la professione che amo e pratico???
Che gioia e che onore!!! =D


"Ogni giorno gli insegnanti creano il dialogo", questo era il tema della 10^ giornata mondiale degli insegnanti.
Istituita dall'UNESCO nel 1993, durante la Conferenza Internazionale sull'Educazione, questa giornata mondiale vuole ricordare l'importanza strategica di una professione troppe volte sottovalutata o ridotta ad un mero ruolo impiegatizio.


Nel mondo ogni giorno 55 milioni di insegnanti (quasi l'1% della popolazione mondiale) lavorano con oltre un miliardo di bambini, ragazzi, giovani, per favorire la crescita civile e culturale delle nuove generazioni. Docenti che, giorno per giorno, promuovono e costruiscono, con i loro studenti, i valori del dialogo, della tolleranza, del rispetto e della solidarietà, che sono le basi del vivere democratico.
La giornata mondiale degli insegnanti è una data poco ricordata, ma le Associazioni professionali firmatarie vogliono porla all'attenzione per richiamare dichiarazioni autorevoli che, a distanza di quasi 40 anni, non hanno ancora trovato piena attuazione.
È infatti del 5 ottobre 1966 la Raccomandazione dell'UNESCO in cui si afferma il riconoscimento della professione docente: insegnanti non più burocrati esecutori, ma responsabili professionisti di scuola, che godono del giusto riconoscimento sociale.
Le associazioni professionali italiane, in occasione di questa giornata, vogliono ricordare ai genitori, ai decisori politici, a tutti i cittadini, quanto sia importante e strategico questo lavoro per il futuro del Paese. Si parla sempre più di società della conoscenza, di etica della responsabilità, di integrazione tra culture diverse. Tutto ciò può voler dire una sola cosa: il nostro Paese ha bisogno di valorizzare davvero la professione degli insegnanti e di migliorare la qualità della scuola e sostenere il suo ruolo nella società.
Le Associazioni firmatarie, proprio in nome della professionalità riconosciuta ai docenti, chiedono per questi ultimi condizioni per poter esercitare legittima e competente partecipazione ai processi innovativi della scuola sia nel momento attuativo, sia nella fase progettuale. La competenza acquisita attraverso percorsi formativi ed arricchita dal riflettere sulla pratica scolastica è patrimonio che essi desiderano mettere a disposizione in un confronto aperto e connotato da un corretto gioco delle parti nel quale il piano legislativo, quello sindacale e quello più propriamente professionale trovano complementarità nel rispetto della specificità di ognuno.
Ricordare la "Giornata degli insegnanti" non è, dunque, né gesto corporativo, né puro atto celebrativo, ma occasione per riproporre all'opinione pubblica, al mondo politico ed alle istituzioni il lavoro silenzioso e, spesso, poco apprezzato di quanti si sono spesi e si spendono quotidianamente per la scuola.
Unendosi a più di 100 Paesi che celebrano questa giornata, le Associazioni firmatarie sottolineano l'importanza della funzione e del ruolo dei docenti e il contributo che essi offrono, anche attraverso le forme organizzate, quotidianamente alla scuola.





“La ripresa inizia con gli insegnanti”: questo il manifesto per l’edizione del 2010; l’istruzione, quale catalizzatore per la crescita e lo sviluppo, è essenziale per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Developments Goals) e per il raggiungimento dei target di “un’educazione di qualità per tutti entro il 2015”, così come affermato dall’organizzazione Internazionale dell’Educazione -I.E (www.ei-ie.org) che ricorda che "mancano 15 milioni di insegnanti a livello mondiale per raggiungere l'obiettivo di un'educazione di qualità per tutti entro il 2015", e che altri milioni di docenti lavorano in condizioni precarie, in classi sovraffollate e senza supporti didattici.
La Giornata Mondiale degli Insegnanti rappresenta una significativa presa di coscienza e un apprezzamento del contributo indispensabile che i docenti forniscono all’educazione e allo sviluppo; in tal senso la Giornata vuole anche ribadire il ruolo centrale dei docenti, mettendo in rilievo l’importanza degli insegnanti nel percorso di formazione, educazione e guida delle nuove generazioni.
Sostenere la necessità di valorizzare e rilanciare il ruolo dell’insegnante, trasformando la docenza in vera e propria “professione” fondata su standard professionali, così come auspicato dalla “Raccomandazione sullo status degli insegnanti” fatta dall’UNESCO nel lontano 1966 è oggi più che mai una sfida che il nostro paese ha il dovere di intraprendere.





Per maggiori info:


http://www.unesco.org/new/en/education/themes/education-building-blocks/teacher-education/world-teachers-day/
http://www.5oct.org/2011/index.php?option=com_content&view=frontpage&Itemid=300001&lang=en-GB

lunedì 3 ottobre 2011

Sindrome di Asperger: conoscere per capire.

Ho un sospetto. Credo che un bimbo che io seguo abbia tratti autistici, più precisamente credo  possa avere la sindrome di Asperger, ma siccome ne so poco, ho deciso di documentarmi un pochino...
Lascio a voi le cose più interessanti che ho trovato. Sono solo imput iniziali ovviamente perchè l'argomento va approfondito, ma può sicuramente essere un valido aiuto per individuare le caratteristiche di tale sindrome.










La Sindrome di Asperger (abbreviata in SA, o AS in inglese) è considerata un disturbo pervasivo dello sviluppo imparentata con l'autismo e comunemente considerata una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento". Il termine "Sindrome di Asperger" venne coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; lo chiamò così in onore di Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni novanta.
Gli individui portatori di questa sindrome (la cui eziologia è ancora ignota) sono caratterizzati dall'avere una persistente compromissione delle interazioni sociali, schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, attività e interessi molto ristretti. Diversamente dall'autismo classico, non si verificano significativi ritardi nello sviluppo del linguaggio o dello sviluppo cognitivo.
Alcuni sintomi di questa Sindrome sono correlati ad altri disturbi, come ad esempio il disturbo dell'apprendimento non-verbale (Nonverbal learning disorder) o il disturbo schizoide di personalità. La Sindrome di Asperger non viene diagnosticata solo con le proprie caratteristiche, ma anche con una vasta gamma di condizioni di comorbidità (disturbi non dovuti alla Sindrome), come depressione, ansia, disturbo ossessivo-compulsivo.

Bambini portatori di questa sindrome mostrano spesso una capacità molto limitata per le spontanee interazioni sociali, falliscono nello sviluppare solidi rapporti di amicizia, e si applicano solo a ristretti argomenti di interesse escludendo tutti gli altri. Anche se molte persone con questo disturbo hanno alcuni problemi di comunicazione, per esempio una povertà nella comunicazione non verbale o un linguaggio pedante, alcuni individui possono possedere buone facoltà sia verbali sia cognitive.
Gli individui con la Sindrome di Asperger hanno un'intelligenza nella norma o addirittura superiore alla norma, e possono offrire grandi contributi intellettuali ma allo stesso tempo, a causa della loro scarsa capacità di empatia, possono mostrare insensibilità sociale e apparire indifferenti verso i propri cari. Anche se i deficit manifestati da queste persone sono spesso debilitanti, molti individui ottengono risultati positivi, soprattutto in aree in cui non è richiesta un'interazione sociale.
I soggetti non autistici possiedono una percezione altamente sofisticata degli stati mentali altrui (hanno cioè una teoria della mente adeguatamente sviluppata, secondo l'ipotesi di Uta Frith). La maggior parte delle persone è capace cioè di raccogliere una moltitudine di informazioni sugli stati cognitivi ed emotivi degli altri sulla base di indizi raccolti dal loro linguaggio verbale e corporeo e dall'ambiente circostante.
Alle persone autistiche mancherebbe invece quest'abilità e gli individui con Sindrome d'Asperger possono essere considerati come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà esteriore, come coloro che soffrono di autismo classico.
Gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper "leggere tra le righe", ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente (la menzogna, i doppi sensi, l'ironia implicita). Interpretano gli altri esclusivamente come si mostrano effettivamente, ne danno cioè un'interpretazione solo letterale.
Bisogna comunque notare che, trattandosi di un disturbo (o, per meglio dire, d'una differenza ontologica nello psichismo, perfettamente innata secondo i più recenti studi di neuroscienza) con ampio spettro di variazione, una certa percentuale di individui con Sindrome d'Asperger appaiono quasi "nella norma" nella loro capacità di leggere le espressioni facciali e le intenzioni degli altri. Spesso continuano a mostrare però difficoltà nel fissare negli occhi le altre persone, ritenendo il contatto visivo altamente ansiogeno (che procura cioè uno stato di tensione che va al di là delle proprie capacità di sopportazione), mentre altri viceversa possono mantenere l'incontro visivo in modo eccessivamente fisso (sembrano attraversare le persone senza davvero vederle), che può essere avvertito come "disturbante" per le persone comuni.
Generalmente attratti da attività in cui si possa ritrovare un certo ordine, una determinata logica, come per esempio le classificazioni, le date e simili. Quando questi particolari interessi coincidono con un obiettivo materiale e socialmente utile, il soggetto può portare avanti una vita di successo: per esempio, il bambino con l'ossessione per l'architettura navale può crescere e diventare un ingegnere navale. Nello sforzo per soddisfare questi interessi, l'individuo con Sindrome d'Asperger spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un'attenzione pressoché ossessiva rivolta ai dettagli delle cose o della comunicazione, una memoria focalizzata eminentemente sulle immagini visuali.Questo stato o condizione innata/genetica (ha indubbiamente una base biologica) può portare ad avere problemi con i normali scambi sociali tra persone di pari livello. Nell'infanzia e durante l'adolescenza questo può causare seri problemi perché un bambino o un ragazzo così avrà difficoltà a decodificare i segnali impliciti su cui si reggono le interazioni sociali e potrà essere messo da parte dai coetanei, creando quindi una sorta di "crudeltà sociale": potrà venir quindi spesso considerato corresponsabile di questa crudeltà nei suoi confronti sebbene egli non riesca a capire né il perché dell'ostilità né cosa stia facendo di "sbagliato". Recenti scoperte nel campo dell'educazione speciale hanno cercato di risolvere questo problema, ottenendo però solo risultati molto parziali.
Gli autistici hanno risposte emotive forti come le persone comuni o forse anche molto esagerate (in tal caso inadeguate), sebbene quel che genera una risposta emotiva considerata corretta può non essere sempre la stessa rispetto ai neurotipici (di qui la definizione di neurodiversità). Quello che manca loro è un'innata abilità di esprimere correttamente i loro stati emotivi coi gesti, il linguaggio corporeo e l'espressione facciale (che in genere i bambini imparano durante i primi anni di vita attraverso la normale interazione con l'ambiente sociale). Molte persone con Sindrome d'Asperger si sentono a disagio nel loro distacco involontario dal mondo comune; manca loro la naturale abilità nel capire ciò che non viene detto esplicitamente nelle relazioni sociali e in pari modo essi hanno difficoltà a comunicare con accuratezza il proprio stato emotivo.

L'alienazione sociale delle persone con la sindrome di Asperger è così intensa fin dall'infanzia che molti si creano amici immaginari per compagnia: questo può condurre a elevatissime capacità per esempio tecnico-informatiche, nella creazione di giochi di ruolo o attività astratte come logica matematica, intuito musicale, o addirittura fisica teorica altamente specialistica.
Spesso comunque l'intensa attenzione e la tendenza a cercare di capire logicamente le cose può garantire alle persone con Sindrome d'Asperger un alto livello di abilità nei loro campi d'interesse specifico, anche se al prezzo di grandi difficoltà nella comunicazione e nel farsi comprendere dal "mondo sociale". Inoltre, nonostante le difficoltà, essi hanno un raro e sviluppato senso dell'umorismo, con un'abilità non comune per i doppi sensi, i giochi linguistici, la satira e altro, anche se a volte considerato come "criptico" dall'esterno o eccessivamente raffinato.
La loro facilità di lettura-scrittura è notevole, tanto che possono essere definiti "iperlessici", a volte grafomani o addirittura capaci di tenere a memoria un intero libro dopo averlo letto un'unica volta. Sebbene molti di loro non possano avere una vita considerata socialmente appagante dalla gente comune, difatti rimangono pressoché soli, volentieri isolati, gli è possibile a volte trovare persone comprensive/competenti (qualche volta tra persone che rientrano nel campo dell'autismo, altre volte no) e avere con loro strette relazioni.
Mentre molti affrontano enormi problemi, alcuni riescono a superare gli ostacoli e ad avere successo in società. Alcuni riescono anche a sposarsi e avere figli; i quali possono a loro volta essere persone comuni o soffrire di qualche disturbo di tipo autistico. Molte persone autistiche non sanno di esserlo, né i loro familiari né i loro amici ne sono a conoscenza, poiché forme leggere d'autismo spesso non vengono neppure diagnosticate oppure diagnosticate solo parzialmente in modo corretto da parte dei professionisti del settore.


http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Asperger



F84.5 Disturbo di Asperger

  1. Compromissione qualitativa nell’interazione sociale, come manifestato da almeno 2 dei seguenti:
1)       marcata compromissione nell’uso di diversi comportamenti non verbali come lo sguardo diretto, l’espressione mimica, le posture corporee e i gesti che regolano l’interazione sociale
2)       incapacità di sviluppare relazioni con i coetanei adeguate al livello di sviluppo
3)       mancanza di ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone (per es. non mostrare, portare o richiamare l’attenzione di altre persone su oggetti di proprio interesse)
4)       mancanza di reciprocità sociale o emotiva.

  1. Modalità di comportamento, interessi, e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati, come manifestato da almeno uno dei seguenti:
1)       Dedizione assorbente ad uno o più tipi di interessi stereotipati e ristretti, che risultano anomali o per intensità o per focalizzazione
2)       Sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o rituali specifici
3)       Manierismi motori stereotipati e ripetitivi (per es., sbattere o torcere le mani o le dita o movimenti complessi di tutto il corpo)
4)       Persistente eccessivo interesse per parti di oggetti.

  1. L’anomalia causa compromissione clinicamente significativa dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.
  2. Non vi è un ritardo del linguaggio clinicamente significativo (per es., all’età di 2 anni sono usate parole singole, all’età di 3 anni sono usate frasi comunicative).
  3. Non vi è un ritardo clinicamente significativo dello sviluppo cognitivo o dello sviluppo di capacità di autoaccudimento adeguate all’età, del comportamento adattivo (tranne che nell’interazione sociale) e della curiosità per l’ambiente nella fanciullezza.
  4. Non risultano soddisfatti i criteri per un altro specifico Disturbo Generalizzato dello Sviluppo o per la Schizofrenia.

domenica 2 ottobre 2011

Giornata Nazionale dedicata ai NONNI: i nostri angeli custodi !!!





Domenica 2 ottobre: si festeggiano in tutta Italia i nonni.
Una festa recente la loro, istituita solo sei anni fa in Italia, nel 2005. Sapete chi l'ha "inventata"?  L'idea di un giorno nazionale da dedicare ai nonni è venuta per prima ad una signora del West Virginia, Marian Mc Quade. La signora, mamma di 15 figli, si mise in testa che ci volesse una festa per celebrare la figura dei nonni. La donna lavorava infatti con gli anziani e riteneva fosse fondamentale la loro presenza nell'educazione dei giovani. Idea che mise evidentemente anche in pratica quando, a sua volta, divenne nonna di ben 40 nipoti! Iniziò così la sua campagna nel 1970 e tanto fece e tanto disse che, nel 1978, l'allora Presidente americano, Jimmy Carter, proclamò che la festa nazionale dei nonni (Grandparents Day) fosse celebrata ogni anno la prima domenica di settembre dopo il Labor Day. Un grande giorno di festa, durante il quale le scuole, la chiesa e le organizzazioni specifiche onorano nonni e anziani con speciali manifestazioni. In Italia la festa è stata introdotta, si diceva, di recente: il Parlamento l'ha istituita solo nel 2005. 
Perché proprio il 2 ottobre? Si dice che la data sia stata scelta per rimarcare l'importanza della figura e del ruolo dei nonni nei confronti dei nipoti: in questo giorno infatti la Chiesa Cattolica celebra gli angeli custodi. E non poteva che essere il bellissimo non-ti-scordar-di-me il fiore simbolo di questa ricorrenza, celestiale nel suo colore e significativo nel nome. 


A me è rimasto solo il nonno Giovanni e l’amore che ho per lui E’ IMMENSO!!! 
Nonno, tanti auguri!!! Oggi è la tua festa e ogni giorno gioisco intimamente per ogni sorriso che mi regali . . .  Ti voglio bene !!!!
Chiaramente un pensiero e una preghiera vanno anche alla nonna Clorinda, alla nonna Maddalena e al nonno Pietro che mi proteggono dal cielo ormai da tanti anni purtroppo. Una lacrima scende pensando a voi . . .  vi voglio bene!!!


AI MIEI NONNI

Vorrei dire a tutti voi
che i miei nonni sono degli eroi:
Instancabili e perfetti, 
mi riempiono di affetti. 
Sono unici e speciali, 
san curare tutti i mali, 
ma non usan medicine: 
solo baci e carezzine 
e riempiono il mio cuore 
con il loro grande amore!!