Mi hanno nuovamente incantata.Nel caos di quel locale me li sentivo addosso.La musica non era delle migliori, ma la compagnia era buona.I soliti amici, quelli veri, che puoi chiamarli anche alle tre di notte e sai che non ti pianteranno giù il telefono insultandoti e mandandoti in qualche strano paese che di esotico ha ben poco..Si rideva, si scherzava, si beveva. Tutto nella norma insomma. C’è chi straparla, chi fa le solite figure da pagliaccio poco riuscite e chi si diverte con poco, facendo strane forme con i tovagliolini di carta o giocando con i tappi della birra.Dal nulla saltano fuori personaggi strani che alzano la mano destra e salutano, riportando alla mente ricordi ormai sepolti e sotterrati o magari suscitando domande strane quanto lecite del tipo : “ma chi era??”.Anche tu sorridevi. Come sempre d’altronde … Come non divertirsi con te? Sei l’anima della serata, colui che anche senza battute fa ridere mezzo locale: essere mattatore è una predisposizione naturale. Non lo si diventa. Lo si è!Sempre mi guardi. In ogni momento ti ho accanto anche a distanza di km. Mi piace vederti sorridere. E solo tu sai farmi ridere con un gusto cosi particolare: Tra lacrime agli occhi ilari e la dolcezza di un solletico giocoso.Quegl’occhi …Li ho sorpresi … Mi guardavano.Ma non sorridevi. Il volto era dolce e serio allo stesso tempo.Come quando un uomo, sprofondato nella sua sedia di velluto rosso davanti al caminetto scoppiettante, legge un libro piacevole e ha quelle espressioni tra l’ombroso e il luminoso che suggeriscono calore e serenità.Quegl’occhi …Mi guardavano in un modo strano. Poche volte l’han fatto. Di solito sorridi.Sembrava tu volessi aprirmi l’anima, leggermi dentro e allo stesso tempo scrivere un messaggio sulle mie pagine.Ma non sono riuscita a decifrare la tua calligrafia misteriosa. Sei stato criptico.Quegl’occhi …Mi scavavano dentro come un cucchiaino nella nutella.Sei affondato, sprofondato in me e hai raccolto il meglio dello scompiglio che stavi provocando.Nell’incontro degli sguardi m’hai rubato il respiro e infiammato le gote. Ma non te l’ho mostrato.La musica si è fermata. Nessuna melodia ha caratterizzato quell’istante. Eravamo soli. Cancellati tutti gli altri. Avvolti in un attimo di sospiro leggero ed empatico. Un calore. Uno Sguardo. Il temporale dentro me scatenato e il mare ormai in tempesta. La nave del cuore in balia delle onde..Non è durato tanto tutto questo. Ma nemmeno poco.Quegl’occhi …… hanno avuto il tempo di strapparmi il respiro, strapazzarlo, scuoterlo e gettarlo poi di nuovo nei polmoni … lasciandomi in apnea per quegl’istanti.… sono riusciti a entrarmi dentro e a guardarmi nell’anima come nessuno era mai riuscito a fare.… hanno sussurrato parole che non ho compreso, ma il cuore ha sentito le vibrazioni di quella conversazione e le ha registrate..continuando ora a riascoltale per svelare il mistero.Poi tutto ha ripreso il suo corso. Niente s’era fermato in realtà. Solo il mio cuore.Ho distolto lo sguardo: finito sulle scarpette rosse da alice nel paese delle meraviglie di quella sera. Mi giro e, senza mostrare segni della tormenta che si sta ancora agitando contro le pareti del mio petto, riprendo a bere rhum e pera a goccia. Vinto!Quegl’occhi …sono fotografati dentro di me. E ogni volta che chiudo i miei, li rivedo … e la tormenta si risveglia …”
lunedì 23 luglio 2012
Quegl’occhi…
Mi hanno nuovamente incantata.Nel caos di quel locale me li sentivo addosso.La musica non era delle migliori, ma la compagnia era buona.I soliti amici, quelli veri, che puoi chiamarli anche alle tre di notte e sai che non ti pianteranno giù il telefono insultandoti e mandandoti in qualche strano paese che di esotico ha ben poco..Si rideva, si scherzava, si beveva. Tutto nella norma insomma. C’è chi straparla, chi fa le solite figure da pagliaccio poco riuscite e chi si diverte con poco, facendo strane forme con i tovagliolini di carta o giocando con i tappi della birra.Dal nulla saltano fuori personaggi strani che alzano la mano destra e salutano, riportando alla mente ricordi ormai sepolti e sotterrati o magari suscitando domande strane quanto lecite del tipo : “ma chi era??”.Anche tu sorridevi. Come sempre d’altronde … Come non divertirsi con te? Sei l’anima della serata, colui che anche senza battute fa ridere mezzo locale: essere mattatore è una predisposizione naturale. Non lo si diventa. Lo si è!Sempre mi guardi. In ogni momento ti ho accanto anche a distanza di km. Mi piace vederti sorridere. E solo tu sai farmi ridere con un gusto cosi particolare: Tra lacrime agli occhi ilari e la dolcezza di un solletico giocoso.Quegl’occhi …Li ho sorpresi … Mi guardavano.Ma non sorridevi. Il volto era dolce e serio allo stesso tempo.Come quando un uomo, sprofondato nella sua sedia di velluto rosso davanti al caminetto scoppiettante, legge un libro piacevole e ha quelle espressioni tra l’ombroso e il luminoso che suggeriscono calore e serenità.Quegl’occhi …Mi guardavano in un modo strano. Poche volte l’han fatto. Di solito sorridi.Sembrava tu volessi aprirmi l’anima, leggermi dentro e allo stesso tempo scrivere un messaggio sulle mie pagine.Ma non sono riuscita a decifrare la tua calligrafia misteriosa. Sei stato criptico.Quegl’occhi …Mi scavavano dentro come un cucchiaino nella nutella.Sei affondato, sprofondato in me e hai raccolto il meglio dello scompiglio che stavi provocando.Nell’incontro degli sguardi m’hai rubato il respiro e infiammato le gote. Ma non te l’ho mostrato.La musica si è fermata. Nessuna melodia ha caratterizzato quell’istante. Eravamo soli. Cancellati tutti gli altri. Avvolti in un attimo di sospiro leggero ed empatico. Un calore. Uno Sguardo. Il temporale dentro me scatenato e il mare ormai in tempesta. La nave del cuore in balia delle onde..Non è durato tanto tutto questo. Ma nemmeno poco.Quegl’occhi …… hanno avuto il tempo di strapparmi il respiro, strapazzarlo, scuoterlo e gettarlo poi di nuovo nei polmoni … lasciandomi in apnea per quegl’istanti.… sono riusciti a entrarmi dentro e a guardarmi nell’anima come nessuno era mai riuscito a fare.… hanno sussurrato parole che non ho compreso, ma il cuore ha sentito le vibrazioni di quella conversazione e le ha registrate..continuando ora a riascoltale per svelare il mistero.Poi tutto ha ripreso il suo corso. Niente s’era fermato in realtà. Solo il mio cuore.Ho distolto lo sguardo: finito sulle scarpette rosse da alice nel paese delle meraviglie di quella sera. Mi giro e, senza mostrare segni della tormenta che si sta ancora agitando contro le pareti del mio petto, riprendo a bere rhum e pera a goccia. Vinto!Quegl’occhi …sono fotografati dentro di me. E ogni volta che chiudo i miei, li rivedo … e la tormenta si risveglia …”
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venerdì 6 luglio 2012
Venere
* Senza Fiato*
Ieri ti guardavo Piccola stellina,
nel buio, eri netta e cristallina,
del cielo sei Pulsante Armonia:
ritmata, attiri l’attenzione mia.
Sei semplice nota sul pentagramma
ma Risuoni Silenziosa come fiamma.
Non la luna, Tu sei la regina del blu,
Indichi la via: la corona ce l’hai tu!
nel buio, eri netta e cristallina,
del cielo sei Pulsante Armonia:
ritmata, attiri l’attenzione mia.
Sei semplice nota sul pentagramma
ma Risuoni Silenziosa come fiamma.
Non la luna, Tu sei la regina del blu,
Indichi la via: la corona ce l’hai tu!
Immergo i miei occhi nella tua lucentezza
nuotando nella tua intermittente certezza.
In un ballo ordinato tu crei costellazione
restando in disparte in ultima posizione.
Tieni per te l’posto ambito, quello d’onore,
tesa verso il Sole a cui hai lasciato il cuore.
Oh mia Guida, oh mia Stella stellina
come Me tu indossi una Mascherina
Ai nostri occhi celi la tua grandezza
puntino lontano d’immensa piccolezza.
nuotando nella tua intermittente certezza.
In un ballo ordinato tu crei costellazione
restando in disparte in ultima posizione.
Tieni per te l’posto ambito, quello d’onore,
tesa verso il Sole a cui hai lasciato il cuore.
Oh mia Guida, oh mia Stella stellina
come Me tu indossi una Mascherina
Ai nostri occhi celi la tua grandezza
puntino lontano d’immensa piccolezza.
Ti confondi tra le stelle del firmamento
ma sei un pianeta in pieno movimento!
Ti accendi per prima nel caldo mattino,
e giochi col gomitolo Luna… un gattino.
ma sei un pianeta in pieno movimento!
Ti accendi per prima nel caldo mattino,
e giochi col gomitolo Luna… un gattino.
Roteante astro che non conosce tramonto
rapisci l’anima di una Bardina di poco conto.
Mi piace perdermi in te, nella notta nera
sognando di parlarti con favella sincera.
rapisci l’anima di una Bardina di poco conto.
Mi piace perdermi in te, nella notta nera
sognando di parlarti con favella sincera.
Del cielo sei servizievole come un’ancella
ma non buttarti giù, sei tu la più bella …
Duplice il tuo volto, unicamente mostrato,
semplice Venere, tu il fiato m’hai rubato.
ma non buttarti giù, sei tu la più bella …
Duplice il tuo volto, unicamente mostrato,
semplice Venere, tu il fiato m’hai rubato.
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lunedì 2 luglio 2012
Un filo aperto sull’oggi che è già domani
Stamattina primo colloquio con la nuova dirigente. L'anno prossimo si cambia scuola!
Come ogni novità mi spaventa ... sono una persona molto aperta al cambiamento, ma allo stesso tempo mi mette ansia. Ogni anni dover ricominciare tutto da capo: un mondo nuovo, un quartiere nuovo, colleghe nuove, bambini nuovi...
Io sono quel tipo di persona che in una quotidianità conosciuta, positiva e sicura si apre alle novità e alle sperimentazioni, creando sempre qualcosa di strano, nuovo, particolare.. mi lancio volentieri in nuove avventure, ma sempre circondata da persone che conosco e che mi danno sicurezza.
Ogni volta che ricomincio queste persone non le ho, non ho questa quotidianità che mi rasserena e apre il mio carattere... Devo ricostruire tutto ogni volta.. E ora come ora non la vedo come una possibilità positiva (anche se so che può esserlo!).
Sono quel tipo di persona che pensa che lasciando la via vecchia per la nuova, so cosa lascio ma non cosa trovo! E lasciando una realtà a dir poco fantastica, che ho amato profondamente.. non mi muovo certo con la prospettiva di poter trovare di meglio :( [ma non è detto ovviamente...]
Comunque, primo colloquio con la dirigente e la referente del gruppo H: soprattutto la seconda sembra molto aperta e simpatica ! Però quello che mi ha raccontato non mi ha fatta tirare un sospiro di sollievo.. Mi ha aggiornata sui bambini più gravi presenti in questo istituto comprensivo e ora penso che per tutta l'estate mi sognerò bambini che tirano protesi di bulbi oculari in giro... :(
Vabbè. Il Nostro lavoro richiede un gran fegato... e io cercherò di formarmelo. Per ora ammetto di non averlo... o se ce l'ho è racchiuso in uno strato di fifoneria e ansia molto spesso...
Comunque, torno a casa e leggo una lettera su "La vita scolastica" che mi ha fatta quasi commuovere, facendomi pensare ai lati positivi del nostro lavoro: quello che richiede fegato, coraggio e che a una piccola insegnante di sostegno come me può fare anche paura... ma che alla fine, da tante di quelle soddisfazioni da farti dimenticare tutto questo a fine anno...
Durante l'anno ci mettiamo cuore e passione, ci impegniamo, ci arrabbiamo insomma... viviamo assieme a questi bambini.. ma alla fine dell'anno quando dobbiamo lasciarli il cuore ci piange. Per quanto siano riusciuti a farci disperare e sudare.. a giugno... dispiace un sacco doverli lasciare.. ma ha ragione colei che scrive:"È destino di una maestra non chiudere mai il suo compito. Ogni giorno rinvia a quello successivo e ognuno s’infila come le perline colorate delle bambine in un filo che non diventa mai collana. Un filo tenace di tempo e di cura, di conoscenza. Un filo aperto sull’oggi che è già domani, che si allunga, s’intreccia, a volte si aggroviglia, fa i nodi, si rompe e si riannoda, si districa, si disfa e di nuovo si tesse in una lunga tela di stagioni e anni. Un tessuto pieno di buchi e di toppe e di ricami preziosi che ci veste e ci contiene e ci racconta nel romanzo semplice di questi cinque anni insieme. Una coperta come quella di Linus che ci porteremo sempre con noi ovunque andremo, chiunque saremo."
Leggere questo articolo mi ha fatto sorridere, nonostante le notizie apprese oggi... quindi in conclusione a questo anno meraviglioso e in vista dell'estate, voglio regalare anche a voi la possibilità di leggere e sorridere. Buone vacanze maestre!
Come ogni novità mi spaventa ... sono una persona molto aperta al cambiamento, ma allo stesso tempo mi mette ansia. Ogni anni dover ricominciare tutto da capo: un mondo nuovo, un quartiere nuovo, colleghe nuove, bambini nuovi...
Io sono quel tipo di persona che in una quotidianità conosciuta, positiva e sicura si apre alle novità e alle sperimentazioni, creando sempre qualcosa di strano, nuovo, particolare.. mi lancio volentieri in nuove avventure, ma sempre circondata da persone che conosco e che mi danno sicurezza.
Ogni volta che ricomincio queste persone non le ho, non ho questa quotidianità che mi rasserena e apre il mio carattere... Devo ricostruire tutto ogni volta.. E ora come ora non la vedo come una possibilità positiva (anche se so che può esserlo!).
Sono quel tipo di persona che pensa che lasciando la via vecchia per la nuova, so cosa lascio ma non cosa trovo! E lasciando una realtà a dir poco fantastica, che ho amato profondamente.. non mi muovo certo con la prospettiva di poter trovare di meglio :( [ma non è detto ovviamente...]
Comunque, primo colloquio con la dirigente e la referente del gruppo H: soprattutto la seconda sembra molto aperta e simpatica ! Però quello che mi ha raccontato non mi ha fatta tirare un sospiro di sollievo.. Mi ha aggiornata sui bambini più gravi presenti in questo istituto comprensivo e ora penso che per tutta l'estate mi sognerò bambini che tirano protesi di bulbi oculari in giro... :(
Vabbè. Il Nostro lavoro richiede un gran fegato... e io cercherò di formarmelo. Per ora ammetto di non averlo... o se ce l'ho è racchiuso in uno strato di fifoneria e ansia molto spesso...
Comunque, torno a casa e leggo una lettera su "La vita scolastica" che mi ha fatta quasi commuovere, facendomi pensare ai lati positivi del nostro lavoro: quello che richiede fegato, coraggio e che a una piccola insegnante di sostegno come me può fare anche paura... ma che alla fine, da tante di quelle soddisfazioni da farti dimenticare tutto questo a fine anno...
Durante l'anno ci mettiamo cuore e passione, ci impegniamo, ci arrabbiamo insomma... viviamo assieme a questi bambini.. ma alla fine dell'anno quando dobbiamo lasciarli il cuore ci piange. Per quanto siano riusciuti a farci disperare e sudare.. a giugno... dispiace un sacco doverli lasciare.. ma ha ragione colei che scrive:"È destino di una maestra non chiudere mai il suo compito. Ogni giorno rinvia a quello successivo e ognuno s’infila come le perline colorate delle bambine in un filo che non diventa mai collana. Un filo tenace di tempo e di cura, di conoscenza. Un filo aperto sull’oggi che è già domani, che si allunga, s’intreccia, a volte si aggroviglia, fa i nodi, si rompe e si riannoda, si districa, si disfa e di nuovo si tesse in una lunga tela di stagioni e anni. Un tessuto pieno di buchi e di toppe e di ricami preziosi che ci veste e ci contiene e ci racconta nel romanzo semplice di questi cinque anni insieme. Una coperta come quella di Linus che ci porteremo sempre con noi ovunque andremo, chiunque saremo."
Leggere questo articolo mi ha fatto sorridere, nonostante le notizie apprese oggi... quindi in conclusione a questo anno meraviglioso e in vista dell'estate, voglio regalare anche a voi la possibilità di leggere e sorridere. Buone vacanze maestre!
Cari bambini o ragazzi? Non so come chiamarvi. Voi che non siete più i primi e non ancora i secondi, voi che siete un passaggio, un paesaggio che cambia. Ancora una volta non ce l’ho fatta a finire in tempo. È destino di una maestra non chiudere mai il suo compito. Ogni giorno rinvia a quello successivo e ognuno s’infila come le perline colorate delle bambine in un filo che non diventa mai collana. Un filo tenace di tempo e di cura, di conoscenza. Un filo aperto sull’oggi che è già domani, che si allunga, s’intreccia, a volte si aggroviglia, fa i nodi, si rompe e si riannoda, si districa, si disfa e di nuovo si tesse in una lunga tela di stagioni e anni. Un tessuto pieno di buchi e di toppe e di ricami preziosi che ci veste e ci contiene e ci racconta nel romanzo semplice di questi cinque anni insieme. Una coperta come quella di Linus che ci porteremo sempre con noi ovunque andremo, chiunque saremo.
A stare con i bambini, si dice che si diventa come loro. Ed è vero. Ed è un privilegio avere un cuore che assomigli a quello di un bimbo. Ed io volevo rubare un pezzetto d’infinito, come sognano di fare i bambini quando guardano le stelle, per consegnarlo ad ognuno di voi. Volevo regalarvi la luna, per andare a lezioni di cielo senza scordare la terra. Il tempo è scaduto e la lezione di oggi mi dice che quel filo, come quello di un aquilone, ora lo devo lasciar andare, perché lo chiama un altro vento che lo spingerà più lontano. Per quanto ce l’abbia messa tutta, non sono riuscita a fare tutto quello che avrei voluto, tutto quello che era necessario ad ognuno di voi, a dare quel “tutto” che si spostava sempre in avanti come l’orizzonte che non si raggiunge mai.
Avrei voluto fare di più e meglio. Rispondere a tutti i vostri bisogni. So bene che un bisogno è un sogno che raddoppia, che fa il bis e che richiede attenzione. Non avrei dovuto lasciarmi prendere dall’ansia del programma, dalla grammatica, dalle odiatissime prove invalsi , dalle interrogazioni, dalle verifiche, per sostenere e verificare la nostra umanità, la mia insieme alla vostra, per sentirci sempre a casa, amati, capiti, felici. Non sempre ce l’ho fatta. Ma ci ho provato ogni giorno a trovare l’equilibrio tra l’io e il noi, il noi e il mondo. Un’opera incompiuta la mia, incompleta, aperta al domani. Così deve essere. La maestra che sono si ferma qui. Metto il punto.
Punto e non basta perché certe storie continuano anche quando finiscono.E la nostra è una storia a prova di gioia, di pazienza, di litigio, di perdono e di amore. Belli e irripetibili siete per me, diversi e unici nel modo d’essere, ma uguali nel sentimento che provo per ciascuno di voi. Dove io finisco in un altro modo inizia il vostro futuro. Siamo giunti nel giorno dell’addio, ma possiamo cambiarlo in un “arrivederci”, per mescolare insieme il “mi ricordo” con il viaggio che continua. Un grande studioso diceva che l’adolescente (quello che voi diventerete) non sa chi è e che posto deve occupare nel mondo. Con l’autobiografia avete cominciato a conoscervi meglio, per il posto che occuperete nel mondo avete tempo per pensarci. Incominciate però a scegliere in ogni momento della vostra vita da che parte stare. Quella dell’onestà è quella che ho provato a insegnarvi.
Con amore
maestra Rosaria
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sabato 16 giugno 2012
Son Tornata ad esser Barda: Barda Viola !!
La maschera copre l’esterno: il volto.
Ma rivela cosa c’è dentro: il cuore.
Palpita nascosto, attendendo l’ora
che giunga ‘l momento d’uscir fora.
Ma rivela cosa c’è dentro: il cuore.
Palpita nascosto, attendendo l’ora
che giunga ‘l momento d’uscir fora.
Dietro il purpureo della mascherina,
or si cela anche la piccola Ntina.
La rotta cielo e panna ho lasciato,
ma l’amor per l’arte non è cambiato.
or si cela anche la piccola Ntina.
La rotta cielo e panna ho lasciato,
ma l’amor per l’arte non è cambiato.
Più alta è cosi la responsabilità,
ma per questo, giammai si fermerà!
Sorriso e biscotti son presentazione,
ma ciò che ci vuole è pura dedizione.
ma per questo, giammai si fermerà!
Sorriso e biscotti son presentazione,
ma ciò che ci vuole è pura dedizione.
Con felicità ed immenso orgoglio
io vi lascio, qui, questo piccolo foglio;
con il quale annuncio ufficialmente
Che sono di Nuovo Barda, Finalmente!
io vi lascio, qui, questo piccolo foglio;
con il quale annuncio ufficialmente
Che sono di Nuovo Barda, Finalmente!
ARTE e CUORE,
BELLEZZA e AMORE
BELLEZZA e AMORE
Un tizio in giro se ne andava
narrando una storia che amava;
incantava tutti con le sue parole
che iniziavano:”In un dì di sole…
narrando una storia che amava;
incantava tutti con le sue parole
che iniziavano:”In un dì di sole…
… un tale “Cuore”, di giovine età
Ricercava la sua dolce metà.
Frettolosa era la comminata
certo che l’avrebbe incontrata.
Ricercava la sua dolce metà.
Frettolosa era la comminata
certo che l’avrebbe incontrata.
Visitò regge e bei castelli
ma chi cercava non era tra quelli,
prese parte a sontuose feste
dalle quali scappò a gambe leste!
ma chi cercava non era tra quelli,
prese parte a sontuose feste
dalle quali scappò a gambe leste!
Sfinito da tutto questo girare
Andò in un prato a riposare;
chiuse i suoi occhi tranquillamente
e udì cantare sì dolcemente.
Andò in un prato a riposare;
chiuse i suoi occhi tranquillamente
e udì cantare sì dolcemente.
Una dama semplicemente vestita
Intrecciava fiori con le dita,
era bella, allegra e solare
e “Arte” si faceva chiamare.
Intrecciava fiori con le dita,
era bella, allegra e solare
e “Arte” si faceva chiamare.
Dall’incontro tra l’Arte e il Cuore
nacquero la bellezza e l’amore
e grazie a questa bella famiglia
il Bardo si esprime a meraviglia!
nacquero la bellezza e l’amore
e grazie a questa bella famiglia
il Bardo si esprime a meraviglia!
lunedì 11 giugno 2012
Dalla pelle al cuore
_________________________________________
- Dalla Pelle al Cuore -
Niente di temporaneo, non voglio vada via:
quel che scelgo sarà compagno dalla vita mia.
Non cerco niente che sia passeggero,
io voglio il “per sempre”, sol quello vero.
Sogno ciò che entra deciso in profondità
e lentamente si impone in tutta onestà.
Niente di sfumato, bensì un gesto netto
che sia di me riflesso e disegno perfetto …
che prenda possesso della mia pelle nuda
e avido si sazi fin che l’animo non si schiuda.
Desio mi prende che la purezza sia sporcata
da assai abili mani, sapientemente esaltata;
Che sia invaso quel luogo pressoché inesplorato
da tanti bramato,
da pochi sfiorato,
mai conquistato …
Dal dolore all’amore: codesto è il passaggio,
anche l’attesa è dolce se questo è il miraggio.
Unendo piccoli passi si completa il disegno
per scoprir infine se d’amore ne è degno!
La scelta fatta! Si spera sia quella definitiva
per la quale la passione rimanga sempre attiva,
perché rimuovere il ricordo di un amore
crea lacerazioni, lacrime e molto dolore
e non lascia più il segno di cose felici
ma soltanto grandi e profonde cicatrici…
quel che scelgo sarà compagno dalla vita mia.
Non cerco niente che sia passeggero,
io voglio il “per sempre”, sol quello vero.
Sogno ciò che entra deciso in profondità
e lentamente si impone in tutta onestà.
Niente di sfumato, bensì un gesto netto
che sia di me riflesso e disegno perfetto …
che prenda possesso della mia pelle nuda
e avido si sazi fin che l’animo non si schiuda.
Desio mi prende che la purezza sia sporcata
da assai abili mani, sapientemente esaltata;
Che sia invaso quel luogo pressoché inesplorato
da tanti bramato,
da pochi sfiorato,
mai conquistato …
Dal dolore all’amore: codesto è il passaggio,
anche l’attesa è dolce se questo è il miraggio.
Unendo piccoli passi si completa il disegno
per scoprir infine se d’amore ne è degno!
La scelta fatta! Si spera sia quella definitiva
per la quale la passione rimanga sempre attiva,
perché rimuovere il ricordo di un amore
crea lacerazioni, lacrime e molto dolore
e non lascia più il segno di cose felici
ma soltanto grandi e profonde cicatrici…
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venerdì 8 giugno 2012
Torta alle ciliegie ... in rima
Da un cestino si inizian a tirar fuori
farina, latte, zucchero e altri colori:
il rosso delle ciliegie, il giallo del burro,
il chiaro dell’albume e il deciso del tuorlo.
farina, latte, zucchero e altri colori:
il rosso delle ciliegie, il giallo del burro,
il chiaro dell’albume e il deciso del tuorlo.
Si abbracciano tra loro zucchero e burro
e nel morbido gesto, un dolce sussurro…
“Come sei morbido” dice il primo smielato,
“E tu sei cosi dolce che m’hai conquistato!!”
Or l’uovo si rompe, per tali sdolcinatezze
e si getta su loro con le sue doppie fattezze;
Mescola così il suo duplice essere interiore
lasciandosi travolgere e coinvolgere d’amore.
e nel morbido gesto, un dolce sussurro…
“Come sei morbido” dice il primo smielato,
“E tu sei cosi dolce che m’hai conquistato!!”
Or l’uovo si rompe, per tali sdolcinatezze
e si getta su loro con le sue doppie fattezze;
Mescola così il suo duplice essere interiore
lasciandosi travolgere e coinvolgere d’amore.
Dietro a lui altre sfere si gettano a capofitto:
ognun vuole esser amalgamato, non fritto!
La farina, detta la Signora Palpabile Bianca,
di esser massaggiata è avida e mai si stanca!
Ovviamente all’impasto vuol partecipare,
si mescola, si unisce e si lascia amalgamare.
Il burro or si stende sulla teglia accogliente
per rendere il giaciglio meno aderente!
Infatti li dentro l’impasto dovrà riposare
e dentro al forno al caldo lo potrà fare!
Ma prima il coltello compie un delitto
combatte fieramente e colpisce nel petto.
Taglia
in due rosse dame e cavalieriognun vuole esser amalgamato, non fritto!
La farina, detta la Signora Palpabile Bianca,
di esser massaggiata è avida e mai si stanca!
Ovviamente all’impasto vuol partecipare,
si mescola, si unisce e si lascia amalgamare.
Il burro or si stende sulla teglia accogliente
per rendere il giaciglio meno aderente!
Infatti li dentro l’impasto dovrà riposare
e dentro al forno al caldo lo potrà fare!
Ma prima il coltello compie un delitto
combatte fieramente e colpisce nel petto.
che son sempre a coppie, molto fieri,
Vermiglia è la loro testa, non insanguinata,
or non han più la spada impugnata…
Le ciliegie or cosi divise si sono arrese
e nella teglia, sull’impasto vengon stese,
Amore e battaglia si trasforman in torta
con questa ricetta buona ma corta.
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torta alle ciliegie
lunedì 4 giugno 2012
La continuità ... attuarla non dovrebbe essere una novità!
"le attività integrative di valenza socio educativa
(e tra queste il supporto individualizzato a favore del soggetto assistito prestato dall'educatore) devono essere prestate con modalità idonee a realizzare
lo sviluppo della personalità dell'alunno e a garantire la presenza stabile
di un educatore che segua costantemente l'alunno disabile nel
processo di integrazione."
(e tra queste il supporto individualizzato a favore del soggetto assistito prestato dall'educatore) devono essere prestate con modalità idonee a realizzare
lo sviluppo della personalità dell'alunno e a garantire la presenza stabile
di un educatore che segua costantemente l'alunno disabile nel
processo di integrazione."
- Sentenza n° 4074/2008-
La continuità
educativa è un aspetto importante della qualità dell'integrazione scolastica,
anche se non è ancora riferita al diritto dell'allievo ma a quello del
lavoratore!!
Ma vi sembra logico?? Dovrebbe essere prima di tutto il bambino ad avere diritto alla continuità educativa, per avere una figura di riferimento, che impari a conoscerlo e riesca a impostare un piano educativo adatto ai suoi bisogni educativi speciali!!!
Ma vi sembra logico?? Dovrebbe essere prima di tutto il bambino ad avere diritto alla continuità educativa, per avere una figura di riferimento, che impari a conoscerlo e riesca a impostare un piano educativo adatto ai suoi bisogni educativi speciali!!!
Sul piano del diritto, i principali riferimenti li troviamo nel
collegato alla legge finanziaria n. 662 del 23 dicembre 1996, art.1, comma 72,
che sancisce: "È garantita la continuità del sostegno per gli alunni
portatori di handicap". Tale norma viene ribadita dalla legge n. 449 del
27 dicembre 1997, art. 40: "I criteri di ripartizione degli insegnanti di
sostegno tra i diversi gradi di scuola e, eventualmente, tra le aree
disciplinari dell'istruzione secondaria, nonché di assegnazione ai singoli
istituti scolastici, sono stabiliti con i decreti di cui al comma 1,
assicurando la continuità educativa degli insegnanti di sostegno in ciascun
grado di scuola". E ancora, il DM n. 331 24 luglio 1998, art. 40, afferma
che "al fine di assicurare la continuità educativa degli insegnanti di
sostegno, il Provveditore agli studi assegna i posti di cui agli articoli 38 e
39 del presente decreto, alle singole istituzioni scolastiche tenendo conto:
della tendenza delle presenze di alunni in situazioni di handicap nell'ultimo
triennio; delle necessità di dotare ogni circolo didattico e istituto di un
gruppo stabile di insegnanti, allo scopo di garantire l'efficace utilizzazione
delle risorse professionali; dell'esistenza di progetti educativi
individualizzati a lungo termine".
Sotto il profilo metodologico e didattico, infine, resta in vigore la CM n. 1/1988, che richiama l'attenzione sulla continuità didattica e sulla necessità di garantire che, nei passaggi dell'alunno in situazione di handicap da un ordine di scuola all'altro, non si creino difficoltà. Inoltre, vengono indicate anche alcune interessanti modalità operative di raccordo tra le diverse istituzioni scolastiche, che tuttavia troppo frequentemente non sono utilizzate. Di continuità educativa in senso lato e per tutti gli alunni (ivi compresi gli alunni in situazione di handicap) si parla, infine, nel DM 16 novembre 1990 e nella CM 339/1992.
Sotto il profilo metodologico e didattico, infine, resta in vigore la CM n. 1/1988, che richiama l'attenzione sulla continuità didattica e sulla necessità di garantire che, nei passaggi dell'alunno in situazione di handicap da un ordine di scuola all'altro, non si creino difficoltà. Inoltre, vengono indicate anche alcune interessanti modalità operative di raccordo tra le diverse istituzioni scolastiche, che tuttavia troppo frequentemente non sono utilizzate. Di continuità educativa in senso lato e per tutti gli alunni (ivi compresi gli alunni in situazione di handicap) si parla, infine, nel DM 16 novembre 1990 e nella CM 339/1992.
La
continuità educativa quindi nel processo di integrazione degli alunni portatori
di handicap è uno di quei diritti garantiti, ma che purtroppo non viene
rispettato quasi mai.
Nella scienza educativa il concetto di continuità
educativo/didattica fa riferimento ad uno sviluppo e ad una crescita
dell’individuo da realizzarsi ‘senza macroscopici salti o incidenti’: ogni
momento formativo deve essere legittimato dal precedente per ricercare successive
ipotesi educative ricche di senso e di significato per l’autentica, armonica
integrazione funzionale delle esperienze e degli apprendimenti compiuti
dall’alunno/a.
La continuità nasce dall’esigenza primaria di garantire il diritto dell’alunno a un percorso formativo organico e completo, che mira a promuovere uno sviluppo articolato e multidimensionale del soggetto il quale, pur nei cambiamenti dell’età evolutiva e nelle diverse istituzioni scolastiche, costruisce così la sua particolare identità.
La continuità nasce dall’esigenza primaria di garantire il diritto dell’alunno a un percorso formativo organico e completo, che mira a promuovere uno sviluppo articolato e multidimensionale del soggetto il quale, pur nei cambiamenti dell’età evolutiva e nelle diverse istituzioni scolastiche, costruisce così la sua particolare identità.
La
circolare 1/88, parla di continuità del processo educativo, come fattore
rilevante per la positività dell'esperienza scolastica di ogni alunno, per il
bambino portatore di handicap.
La
mancanza di continuità didattica dello stesso insegnante negli anni è un
disservizio gravissimo, che danneggia in modo particolare le figure più
deboli, quelle che maggiormente avrebbero bisogno di relazioni stabili e
sicure.
Chissà se
forse, è giunto il momento di rivedere alla radice il modello contrattuale che
regola le prestazioni dei docenti, superando una logica troppo impiegatizia che
non tutela a sufficienza i diritti di apprendimento degli alunni??? Io credo di
si.
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continuità didattica
domenica 27 maggio 2012
Non si riciclano più solo i materiali, ora anche i lavori!
Ho letto per caso questo articolo e sono rimasta a bocca aperta per la realtà che contiene ...
L'Italia, il mio paese, che peraltro amo profondamente... si sta rendendo ridicolo agli occhi dei suoi cittadini e del mondo intero.
Ma è mai possibile che tutto il mondo punti a persone specializzate, competenti, appassionate e ricche di voglia di scoprire, inventare, ricercare nuove soluzioni e il nostro invece.... punti a svalutarsi??? A svalutare chi ha scelto una professione e la vorrebbe portare avanti con amore??
Poi ci si domanda il perchè della fuga dei cervelli... ringraziate che scappano "solo" quelli.. perchè se scappassero anche braccia, gambe e cuori... ragazzi.. l'Italia resterebbe vuota! Vuota di valori e di persone straordinarie quali siamo.... Ed è un peccato!
Abbiamo un sistema scolastico tra i migliori del mondo... (almeno cosi dicono alcune ricerche, le quali affermano che la scuola italiana, fino alla secondaria inferiore è una tra le più qualificanti e che fornisce le conoscenze e le basi migliori) e ora qualcuno (senza fare nomi che tanto è EVIDENTE) lo sta portando alla rovina, alla derisione e alla ridicolaggine.
Leggete, leggete e indignatevi come me.
FONTE dell'ARTICOLO : http://www.informarexresistere.fr/2012/05/27/il-riciclaggio-delle-professioni/#ixzz1w3uIOXU9
L'Italia, il mio paese, che peraltro amo profondamente... si sta rendendo ridicolo agli occhi dei suoi cittadini e del mondo intero.
Ma è mai possibile che tutto il mondo punti a persone specializzate, competenti, appassionate e ricche di voglia di scoprire, inventare, ricercare nuove soluzioni e il nostro invece.... punti a svalutarsi??? A svalutare chi ha scelto una professione e la vorrebbe portare avanti con amore??
Poi ci si domanda il perchè della fuga dei cervelli... ringraziate che scappano "solo" quelli.. perchè se scappassero anche braccia, gambe e cuori... ragazzi.. l'Italia resterebbe vuota! Vuota di valori e di persone straordinarie quali siamo.... Ed è un peccato!
Abbiamo un sistema scolastico tra i migliori del mondo... (almeno cosi dicono alcune ricerche, le quali affermano che la scuola italiana, fino alla secondaria inferiore è una tra le più qualificanti e che fornisce le conoscenze e le basi migliori) e ora qualcuno (senza fare nomi che tanto è EVIDENTE) lo sta portando alla rovina, alla derisione e alla ridicolaggine.
Leggete, leggete e indignatevi come me.
Ecco come in Italia si risolvono i problemi, attraverso il riciclo delle professioni e le politiche di ricatto! O ricicli la tua professione o sei licenziato!! Pazzesco, ma vero! E’ quanto sta accadendo agli insegnanti in esubero, cioè a tutti quei docenti che rischiano di perdere il posto a causa degli innumerevoli tagli fatti in questi anni dal Ministero dell’Istruzione! Non si tratta di insegnanti precari, ma di docenti di ruolo che esercitano la professione da quindici, venti o talvolta da addirittura trent’anni e che se non vengono ricollocati entro due anni, perdono il posto! Allora come si risolve il problema?? Invece di ridurre i tagli o di mettere in atto strategie alternative, questi docenti sono “costretti” a “convertirsi” su sostegno altrimenti non verranno ricollocati. I “perdenti posto” lavorano su posto comune da sempre, non sono abilitati per le attività di sostegno, eppure, vittime di un così vile ricatto, sono obbligati a svolgere una professione che non gli appartiene. Essere insegnanti di sostegno significa lavorare con bambini disabili, alunni con patologie gravi come l’autismo, il disturbo dell’umore, il RM o altro, quindi, non sono ammesse improvvisazioni! Per diventare insegnanti di sostegno è attualmente è previsto il superamento dei test di ammissione alla Facoltà di Scienze della Formazione Primaria, 44 esami, laboratori e un percorso parallelo e specifico per le attività di sostegno con tirocini, tesi, esami e laboratori teorico-pratici. Invece I docenti in esubero dovrebbero seguire un corso di 400 ore di cui la metà on-line per poter ricoprire in questo modo i posti di sostegno vacanti. Al di là del fatto che i docenti “riconvertiti” andrebbero a superare nelle graduatorie chi ha scelto l’insegnamento di sostegno e si è abilitato per farlo, non dobbiamo dimenticare che se un insegnante non sa dove mettere le mani a pagarne le conseguenze sono i bambini. Se per esempio un alunno autolesionista affetto da disturbo oppositivo provocatorio si sbatte ripetutamente la testa sul muro e l’insegnante incompetente gli ordina di smetterla, sapete che succede?? Che quel bambino si spaccherà la testa perché ha bisogno dell’opposizione, il suo obiettivo è proprio quello! Ma se un insegnante non ha idea di cosa sia quel disturbo, se non è un mestiere che gli appartiene, allora perché metterlo nelle condizioni di rovinare la vita dei bambini, oltre che le carriere dei “veri” docenti di sostegno?
In tutto questo gli insegnanti di sostegno abilitati sono fuori dalle graduatorie perché la Gelmini ha blindato anni fa le graduatorie ad esaurimento (G.a.E.) senza proporre una valida alternativa a chi ha studiato una vita per fare il maestro. Grazie al Milleproroghe approvato recentemente dal Parlamento questi docenti saranno messi “in coda” alle graduatorie, cioè dopo chi è in possesso dei medesimi titoli e quindi,paradossalmente, in una posizione di netto svantaggio,. Quindi, i docenti abilitati sono a casa, mentre quelli che non vogliono esserlo dovranno necessariamente ricoprire le cattedre di sostegno altrimenti verranno licenziati. Questa è l’Italia, il paese in cui tutto va al contrario e in nel quale a farne le spese sono sempre i più deboli, come i disabili.
FONTE dell'ARTICOLO : http://www.informarexresistere.fr/2012/05/27/il-riciclaggio-delle-professioni/#ixzz1w3uIOXU9
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giovedì 17 maggio 2012
Gli insegnati e i bambini come un dolce ... L'imprevisto è l'ingrediente fondamentale!
"Una sintesi per definire il bravo docente è contenuta nell’aforisma di Ralph Waldo Emerson “Un educatore è un uomo che rende facili le cose difficili “. In tale aforisma si può interpretare che i bravi insegnanti devono essere in grado di indirizzare le loro energie su questioni fondamentali, quelle che fanno la vera differenza per i loro studenti.
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Per essere un bravo insegnante non basta l’amore per la propria professione, ma a questo va aggiunto l’impegno, affinché tale carica interiore vada sostenuta e perfezionata con rigore, studio e coinvolgimento personale, qualificandosi nel pieno possesso di modalità operative e conoscitive.
Il docente professionalmente qualificato deve possedere un elevato livello di competenza pedagogica, come risultato di una dosata combinazione fra conoscenze teoriche ed attività operative. Una combinazione capace di includere quella giusta riflessività che permetta di costruire l’azione educativa. In poche parole possiamo sintetizzare quanto detto con un aforisma di Ralph Waldo Emerson “Un educatore è un uomo che rende facili le cose difficili“.
In tale aforisma si può interpretare che i bravi insegnanti devono essere in grado di indirizzare le loro energie su questioni fondamentali, quelle che fanno la vera differenza per i loro studenti. I bravi insegnanti devono saper guidare e motivare i propri alunni, stabilendo in modo chiaro gli obiettivi di apprendimento all'inizio della lezione, facendo il riepilogo alla fine, e dando istruzioni chiare per i compiti a casa.
I bravi insegnanti devono far capire agli alunni come la lezione si inserisca all’interno del programma complessivo, fornendogli il relativo feedback sulla loro progressione di apprendimento.
I bravi insegnanti devono essere flessibili in classe e fuori. I bravi insegnanti devono essere aperti alle innovazioni tecnologie applicate alla didattica e saper risolvere i nuovi problemi per far fronte alle diverse situazioni.
I bravi insegnanti devono dire con chiarezza ciò che si aspettano in termini di comportamento e di rendimento, facendo un contratto con gli alunni, in cui stabilire chiari confini per ciò che è ammesso. I bravi insegnanti devono saper fare lavoro di squadra nelle attività progettuali.
I bravi insegnanti devono sapersi organizzare, attraverso una dialettica costruttiva e propositiva, quando non si trovano d’accordo con logiche selettive errate, irregolari e poco trasparenti, come quelle subite nella prova preselettiva dell’ultimo concorso per dirigenti scolastici, progettata e gestita da chi, probabilmente, non conosceva a fondo la qualità comunicativa e la professionalità didattico-organizzativa del bravo insegnante."
Il docente professionalmente qualificato deve possedere un elevato livello di competenza pedagogica, come risultato di una dosata combinazione fra conoscenze teoriche ed attività operative. Una combinazione capace di includere quella giusta riflessività che permetta di costruire l’azione educativa. In poche parole possiamo sintetizzare quanto detto con un aforisma di Ralph Waldo Emerson “Un educatore è un uomo che rende facili le cose difficili“.
In tale aforisma si può interpretare che i bravi insegnanti devono essere in grado di indirizzare le loro energie su questioni fondamentali, quelle che fanno la vera differenza per i loro studenti. I bravi insegnanti devono saper guidare e motivare i propri alunni, stabilendo in modo chiaro gli obiettivi di apprendimento all'inizio della lezione, facendo il riepilogo alla fine, e dando istruzioni chiare per i compiti a casa.
I bravi insegnanti devono far capire agli alunni come la lezione si inserisca all’interno del programma complessivo, fornendogli il relativo feedback sulla loro progressione di apprendimento.
I bravi insegnanti devono essere flessibili in classe e fuori. I bravi insegnanti devono essere aperti alle innovazioni tecnologie applicate alla didattica e saper risolvere i nuovi problemi per far fronte alle diverse situazioni.
I bravi insegnanti devono dire con chiarezza ciò che si aspettano in termini di comportamento e di rendimento, facendo un contratto con gli alunni, in cui stabilire chiari confini per ciò che è ammesso. I bravi insegnanti devono saper fare lavoro di squadra nelle attività progettuali.
I bravi insegnanti devono sapersi organizzare, attraverso una dialettica costruttiva e propositiva, quando non si trovano d’accordo con logiche selettive errate, irregolari e poco trasparenti, come quelle subite nella prova preselettiva dell’ultimo concorso per dirigenti scolastici, progettata e gestita da chi, probabilmente, non conosceva a fondo la qualità comunicativa e la professionalità didattico-organizzativa del bravo insegnante."
Articolo tratto da la rivista la tecnica della scuola sul docente mediatore del processi di apprendimento.
I bravi insegnanti devono di qua, i bravi insegnanti devono di la, i bravi insegnanti devono per giù, i bravi insegnanti devono per su ... Ma noooooo!!!
Allora, sono straconvinta che tutto quello che afferma l'articolo sopra citato sia vero e sacrosanto, ma devo ammettere che leggendolo... incappare in tutti quei "devono" mi ha un po' irritato!
Non credo esista la ricetta per un buon insegnante tanto particolareggiata, perché i bambini non sono tutti uguali!! ( per fortuna!!!) Esistono buone prassi, esistono insegnanti più attenti di altri o semplicemente insegnanti che hanno avuto l'intuizione più adatta per quella data situazione, ma la ricetta per un buon insegnante no!
Se dovessimo paragonare una classe ad una torta, i bambini sarebbero gli elementi variabili che rendono buona o "cattiva" (passatemi il termine) una torta... sarebbero l'umidità, sarebbero il gesto dolce e delicato della mescolanza, la reazione del lievito, la giusta maturazione di un frutto, la buona lavorazione della farina, la reazione del cioccolato.. insomma... elementi incontrollabili ma determinanti per la buona riuscita del dolce...
L'insegnante invece è la maestria della scelta degli ingredienti migliori, l'amore nella preparazione, il gesto sicuro, fermo e adatto per la preparazione, la conoscenza di varie eventualità che possono accadere, la ricerca della ricetta, il controllo accurato del tempo di cottura e l'occhio esperto che riconosce quando il dolce è pronto... anche questi elementi progettabili, pianificabili, ma che non assicurano da soli la buona riuscita della torta!
Allora, sono straconvinta che tutto quello che afferma l'articolo sopra citato sia vero e sacrosanto, ma devo ammettere che leggendolo... incappare in tutti quei "devono" mi ha un po' irritato!
Non credo esista la ricetta per un buon insegnante tanto particolareggiata, perché i bambini non sono tutti uguali!! ( per fortuna!!!) Esistono buone prassi, esistono insegnanti più attenti di altri o semplicemente insegnanti che hanno avuto l'intuizione più adatta per quella data situazione, ma la ricetta per un buon insegnante no!
Se dovessimo paragonare una classe ad una torta, i bambini sarebbero gli elementi variabili che rendono buona o "cattiva" (passatemi il termine) una torta... sarebbero l'umidità, sarebbero il gesto dolce e delicato della mescolanza, la reazione del lievito, la giusta maturazione di un frutto, la buona lavorazione della farina, la reazione del cioccolato.. insomma... elementi incontrollabili ma determinanti per la buona riuscita del dolce...
L'insegnante invece è la maestria della scelta degli ingredienti migliori, l'amore nella preparazione, il gesto sicuro, fermo e adatto per la preparazione, la conoscenza di varie eventualità che possono accadere, la ricerca della ricetta, il controllo accurato del tempo di cottura e l'occhio esperto che riconosce quando il dolce è pronto... anche questi elementi progettabili, pianificabili, ma che non assicurano da soli la buona riuscita della torta!
Insomma, quelli citati nell'articolo sono ottimi consigli, buone prassi... ma quei "devono" secondo me stonano... Non si deve... si fa, si ascolta, si riconosce il bisogno e l'umanità che si hanno davanti e si agisce di conseguenza :) Non tutte le buone prassi sono opportune in tutti i casi... variano.. come l'umidità per la lievitazione... varia... :)
Non vorrei che passasse l'idea che non condivido quanto scritto nella rivista... giammai! Sono tutti ottimi consigli e caratteristiche un buon insegnante si prende la responsibilità di attuare, ma non sono un dovere ...
Perchè credo che fare l'insegnante prima di tutto sia un piacere, una passione... già di Obblighi nella scuola ce ne sono tanti - troppi - e non serve immeterne di nuovi ... è bello essere originali, creativi, duttili, malleabili e adatti ad ogni situazione, ad ogni bambino ... insomma... insegnanti :) Nulla più :)
Non vorrei che passasse l'idea che non condivido quanto scritto nella rivista... giammai! Sono tutti ottimi consigli e caratteristiche un buon insegnante si prende la responsibilità di attuare, ma non sono un dovere ...
Perchè credo che fare l'insegnante prima di tutto sia un piacere, una passione... già di Obblighi nella scuola ce ne sono tanti - troppi - e non serve immeterne di nuovi ... è bello essere originali, creativi, duttili, malleabili e adatti ad ogni situazione, ad ogni bambino ... insomma... insegnanti :) Nulla più :)
Anche Montale nella sua poesia "Prima del viaggio" lo diceva "...un imprevisto è la sola speranza!"
…..E ora che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
ch’è una stoltezza dirselo.
Eugenio Montale, Satura, 1962-1970
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martedì 15 maggio 2012
La scelta di essere un'insegnante di sostegno. Ci vuole passione, non riconversione!!
Siccome condivido pienamente, ho deciso di divulgare questa lettera.
Io sostengo "La motivazione di chi ci crede veramente. Di chi fa questo lavoro per scelta e con una forte motivazione. Non di chi, in qualche modo, è costretto a farlo per non perdere il proprio posto di lavoro."
Ripensiamoci fin che siamo in tempo!!
Il nostro è un lavoro che va fatto con passione, amore e con le giuste motivazioni... non certo per portare a casa lo stipendio a fine mese... ( visto anche quanto è misero!)
Con questo non voglio togliere nulla a qualsiasi altro tipo di mestiere, anzi!! Tutto andrebbe fatto con passione e amore... Ma io credo che quando ci sono in gioco dei bambini, e a maggior ragione dei bambini con bisogni educativi speciali... non è possibile giocare in questo modo alla riconversione !!
Non tutti sono portati a fare gli insegnanti di sostegno!! Non è facile!!! Se le persone non hanno scelto questo mestiere ci sarà un motivo!!! NO? Come io credo di non essere per niente portata a fare il medico,( non ho lo stomaco forte, lo ammetto :P ) credo anche che non tutti siano adatti per aiutare questi bambini!
E allora perchè riconvertire in questo ruolo persone che non avevano intenzione di fare questo nella vita? O che non si sentono adeguati? Essere insegnante di classe ed insegnante di sostegno non è la stessa cosa!!! Il nostro è un lavoro per il quale ci vogliono competenze, passione, sensibilità, elasticità mentale e non solo! Competenze ugualmente importanti ma differenti da quelle di un'insegnante di classe ( se no perchè farebbero i corsi di specializzazione?? ) Riconverti a questa bellissima professione persone che non si sarebbero mai sognate di avere a che fare con i BES è svalutare un mestiere,a mio parare......cos'è? E' un lavoro di una semplicità tale che tutti lo possono fare? Non credo! Ci vuole passione! E questa può nascere .. è vero... ma non in tutti... io credo che bisogna essere portati per fare questo... e che bisogna scegliere di essere un insegnante di sostegno, non essere scelti. Cosi come in tante altre professioni...
Io sostengo "La motivazione di chi ci crede veramente. Di chi fa questo lavoro per scelta e con una forte motivazione. Non di chi, in qualche modo, è costretto a farlo per non perdere il proprio posto di lavoro."
Ripensiamoci fin che siamo in tempo!!
Il nostro è un lavoro che va fatto con passione, amore e con le giuste motivazioni... non certo per portare a casa lo stipendio a fine mese... ( visto anche quanto è misero!)
Con questo non voglio togliere nulla a qualsiasi altro tipo di mestiere, anzi!! Tutto andrebbe fatto con passione e amore... Ma io credo che quando ci sono in gioco dei bambini, e a maggior ragione dei bambini con bisogni educativi speciali... non è possibile giocare in questo modo alla riconversione !!
Non tutti sono portati a fare gli insegnanti di sostegno!! Non è facile!!! Se le persone non hanno scelto questo mestiere ci sarà un motivo!!! NO? Come io credo di non essere per niente portata a fare il medico,( non ho lo stomaco forte, lo ammetto :P ) credo anche che non tutti siano adatti per aiutare questi bambini!
E allora perchè riconvertire in questo ruolo persone che non avevano intenzione di fare questo nella vita? O che non si sentono adeguati? Essere insegnante di classe ed insegnante di sostegno non è la stessa cosa!!! Il nostro è un lavoro per il quale ci vogliono competenze, passione, sensibilità, elasticità mentale e non solo! Competenze ugualmente importanti ma differenti da quelle di un'insegnante di classe ( se no perchè farebbero i corsi di specializzazione?? ) Riconverti a questa bellissima professione persone che non si sarebbero mai sognate di avere a che fare con i BES è svalutare un mestiere,a mio parare......cos'è? E' un lavoro di una semplicità tale che tutti lo possono fare? Non credo! Ci vuole passione! E questa può nascere .. è vero... ma non in tutti... io credo che bisogna essere portati per fare questo... e che bisogna scegliere di essere un insegnante di sostegno, non essere scelti. Cosi come in tante altre professioni...
Lettera al Direttore Generale del MIUR
di Carlo Scataglini
Al dott. Luciano Chiappetta
Direttore Generale del MIUR
Gent.mo Direttore Generale,
Le scrivo in merito al Decreto Direttoriale n. 7, quello del 16 aprile, che porta la sua firma. Niente di personale, è solo che il clamore suscitato dalla decisione di riconvertire e utilizzare su posti di sostegno i docenti in esubero non mi ha lasciato di certo indifferente.
Da oltre vent’anni faccio l’insegnante di sostegno nella scuola media. A partire da un corso polivalente che ho frequentato a L’Aquila nel biennio 1988-90. Con lezioni in presenza, tutti i pomeriggi e con l’obbligo di frequenza, di ritorno da Roma dove facevo il supplente annuale di educazione fisica. Con laboratori e tirocinio diretto, con esami veri, con tesine di tirocinio indiretto e tesi finale sperimentale. Con docenti di corso preparati e competenti e colleghi appassionati che come me, a distanza di tanti anni, fanno ancora gli insegnanti di sostegno.
Fui fortunato, allora, per due ragioni. Perché dopo il corso di specializzazione entrai subito in ruolo e perché quel corso risultò realmente efficace, almeno come formazione iniziale.
Sì, perché di formazione iniziale si tratta, solo di quella. Il resto è tutto da costruire, dopo. Ogni anno scolastico è diverso, ogni scuola è diversa, ogni classe è diversa, ogni alunno è profondamente diverso. Non è sufficiente avere l’opportunità di lavorare in una classe in cui c’è un ragazzino Down per sentirsi a posto e pensare di avere imparato tutto sulla sindrome di Down. L’anno dopo, magari, si possono scoprire cose completamente diverse in una situazione che può apparire simile.
Ecco perché la formazione iniziale è solo un punto di partenza. Il resto, tutto il resto, si costruisce giorno per giorno, con fatica, studio, passione, entusiasmo.
Questa è la ragione per la quale Le scrivo, signor Direttore Generale. Non intendo discutere la serietà dei corsi di riconversione che, con il Decreto da Lei firmato, prepareranno dei docenti soprannumerari a svolgere il mestiere di insegnante di sostegno. Non intendo entrare nel merito del numero di ore, di crediti, di laboratori, di tirocini diretti o indiretti. Non intendo nemmeno, e qui in verità faccio un po’ più di fatica ad astenermi, commentare la decisione di far partire “l’operazione” con la massima urgenza e prevedere l’utilizzazione dei soprannumerari “riconvertiti” già dal primo settembre prossimo, dopo lo svolgimento di uno solo dei tre moduli previsti. L’unica cosa che mi preme dirLe (mi scuserà se mi ripeto!) è che il mestiere di insegnante di sostegno si costruisce giorno per giorno e solo con una forte motivazione. La motivazione di chi ci crede veramente. Di chi, magari, da anni prende una nomina annuale e fa l’abbonamento del treno o prende una casa in affitto per andare a “insegnare sostegno” lontano da casa. Di chi, comunque, fa questo lavoro per scelta e con una forte motivazione. Non di chi, in qualche modo, è costretto a farlo per non perdere il proprio posto di lavoro.
Tante volte mi è capitato di fare il docente nei corsi di formazione per insegnanti di sostegno. Sia in quelli universitari che in quelli organizzati dai provveditorati agli studi o da altri enti. È stata per me sempre un’esperienza entusiasmante. Ma questa volta - anche nell’irrealistica ipotesi in cui potessi e volessi candidarmi all’insegnamento nei corsi istituiti con il Decreto Direttoriale n. 7 – non credo sarebbe così . Quale contributo potrei dare? Quali motivazioni potrei trovare? Dove troverei gli stimoli giusti per condividere esperienze, competenze ed emozioni?
Sa, signor Direttore, ho sempre iniziato i miei corsi incollando un grande cartellone bianco su una parete dell’aula e invitando i corsisti a scrivere liberamente i motivi per cui intendevano iniziare un’avventura così difficile e interessante. Perché volevano misurarsi con un lavoro così duro e affascinante. Quali fossero le loro motivazioni. Quali le loro aspettative. Stavolta, nei corsi di riconversione per docenti soprannumerari, lo dico in tutta sincerità, mi sentirei in imbarazzo a chiederlo.
Per questo, anche se so già che ho poche speranze, La invito a ripensarci. A fermare “l’operazione”, a sospenderla, a rinviarla, a studiarla meglio.
Sono sicuro che anche Lei si rende conto di quali effetti può avere l’utilizzazione di docenti in esubero su posti di sostegno. Non solo sulla questione occupazionale legata ai precari, di cui si sta tanto parlando (com’è giusto che sia, d’altra parte), ma proprio, più in generale, su tutto il sistema-sostegno e sulla stessa qualità dell’integrazione scolastica.
Il sostegno è un caos calmo. È il titolo del mio libro che esce in questi giorni. Il sostegno è un caos calmo, sicuramente, ma è una cosa seria: è un principio fondamentale che rende migliore la scuola. Fare sostegno vuol dire andare avanti tutti insieme verso una meta comune. È un po’ quello che succede nel rugby. Da ex giocatore di rugby, uso spesso questa metafora e chi conosce bene questo sport sa che il “fare sostegno” ne è il principio base. E sa che è solo una forte motivazione a spingere ciascuno a dare il massimo per arrivare alla meta insieme agli altri. La motivazione, purtroppo, non si può dare per decreto, né attraverso un corso più o meno efficace. La motivazione deriva solo da una scelta. Una scelta personale, convinta e soprattutto libera. La scelta di fare sostegno, nella scuola pubblica, cercando di lavorare bene in vista dell’integrazione di tutti gli alunni e della crescita di tutto il sistema scolastico.
Questo, in realtà, è il lavoro dell’insegnante di sostegno. Quello che viene fuori dal decreto n. 7 è qualcosa di profondamente diverso. E di decisamente preoccupante.
Nella speranza che “l’operazione” possa essere fermata in tempo,
La saluto cordialmente
Carlo Scataglini
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